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Garden Stories 2015 – Neve!

Garden Stories 2015 – Neve!
{Winter Wonderland}

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Il 2014 ci ha salutati con uno splendido regalo, per quelli come me che vivono al sud, vicino al mare e in una perenne alternanza climatica tra primavera ed estate: la NEVE!

Nella mia città quando si parla di neve si parla inevitabilmente della “nevicata del ’54”, che imbiancò tutto per giorni trasformando le campagne in distese candide, le strade in piste da slittino improvvisato alla meglio e la fontana dei delfini della piazza centrale in un’opera d’arte fatta di ghiaccioli e cristalli trasparenti. Tuttora su Facebook circolano fotografie dell’epoca, un po’ sbiadite e macchiate, in cui la neve prende un colore caldo e le sagome dei passanti hanno forme antiche, di gonne lunghe, scialli e calzoni corti, ma che nonostante il tempo trascorso trasmettono perfettamente la sensazione di gioia infantile e ingenua che la neve porta nei luoghi in cui cade raramente.

E anche questa volta, come per le più brevi nevicate di qualche anno fa, ci siamo trasformati in bambini emozionati, abbiamo messo un maglione in più e siamo usciti sfidando il freddo per scattare centinaia di foto, provare a passeggiare per le vie del centro camminando come paperelle nella speranza di non scivolare e, naturalmente, fare a palle di neve!

La neve è iniziata a cadere di sera, leggera e silenziosa, svolazzando giallognola sotto i lampioni, invisibile negli angoli bui e candida sui primi centimetri di asfalto lentamente imbiancati. All’inizio era solo qualche fiocchetto, piccolo e dispettoso, che danzava davanti alle facce dei passanti infreddoliti che si affrettavano per strada, convinti che sarebbe durata il tempo di un po’ di vento e sarebbe scomparsa alla vista dei primi raggi di sole il mattino dopo. Poi il buio è diventato silenzioso, morbido, e quasi per magia la città si è nascosta sotto uno strato leggero di nevischio, lasciando increduli quelli che ancora erano in giro, col naso all’insù, a guardare quel vortice di fiocchi di neve che saltellavano e ricadevano allegri da un cielo coperto e gelido. La notte lasciava spazio alla neve, regina dell’inverno, che veniva a farci visita all’improvviso. Lentamente il mondo si stava colorando di magia, di notte, mentre le anime sono distratte o addormentate.

Ecco: immaginate una fredda notte di fine anno, al calduccio tra le mura di casa, al riparo sotto il piumone, quasi nel mondo dei sogni. E’ iniziato così.

All’improvviso dalla strada una voce urla “Nevica!” e mi sono precipitata alla finestra, saltando giù dal letto coi piedi freddi sul pavimento nudo, e ho trovato ad aspettarmi uno spettacolo stupendo: la mia città tutta bianca, perfetta, sospesa nel tempo, dipinta dalla natura con la sua mano magica, come un immenso letto di panna e latte, una distesa infinita di nuvole e ovatta. Che incanto!

La vera magia è stata che la neve è durata fino al giorno dopo, si è posata coprendo tutto e regalandoci un risveglio incantato nell’ultimo giorno dell’anno, sospendendo di colpo tutte le attività, interrompendo festeggiamenti e preparativi, portandoci tutti giù, chi alla finestra chi in strada, a divertirci con le cose più piccole e semplici: lasciando impronte di salti e scivolate, scrivendo con le dita congelate cose buffe sulle superfici intatte, fotografando con gli occhi e con la mente il manto candido che ha avvolto tutto come per miracolo. Qui la neve non cade quasi mai, e quando cade, è sempre un piccolo miracolo.

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Ravello

Sulla fotografia in bianco e nero (Ricordi di Ravello)

{Quanto dura un attimo fotografato in bianco e nero? 

E’ già eterno ancora prima di viverlo.}

amalfi coast

Se la fotografia ha il potere di creare ricordi che nel corso del tempo aumenteranno di valore emotivo e di numero, la fotografia in bianco e nero ha il potere di trasformare in ricordo del passato anche ciò che è vivo e presente, tuttora fruibile e ripetibile. E’ quel sapore di antico e lontano che ha lo sviluppo in scala di grigi, quella capacità di raccontare storie anche dove le storie non esistono ancora, di sussurrare ricordi quasi svaniti e riportare alla mente vecchie canzoni e nenie, di far assaporare di nuovo e all’improvviso odori e sapori quasi dimenticati e di far riemergere memorie di gesti visti e poi scomparsi nelle spire del tempo che passa.

 Dare vita a un ricordo – a volte crearlo dal nulla – è caratteristica insindacabile del bianco e nero, come se la sfrontatezza dei colori li rendesse troppo rumorosi per permettere di ricordare, troppo vivaci per assaporare in pace le memorie e troppo vivi per per rendere immortali i ricordi appena nati.

Il bianco e nero ha la capacità di parlare direttamente al cuore e di condurlo indietro nel tempo fino a luoghi in cui non è mai stato, di farlo ricongiungere con memorie ancestrali, che hanno visto altri volti e altre epoche, di dare vita a ricordi dipinti con pennellate leggere fatte di aneddoti e immaginazione.

Il bianco e nero è una fabbrica di emozioni, con una matrice vecchia quanto il mondo ma infinita e plastica, che si adatta e modella seguendo il flusso dei nostri ricordi.

Il bianco e nero è un incantesimo capace di soggiogare il tempo, di fare storia del futuro e speranza del passato. 

Chi di noi, generazione dai ricordi monocromatici, non ha sognato ad occhi aperti davanti a vecchie foto, immergendosi in un mondo che non aveva colore eppure sembrava così vero e vivo? Chi non ha provato ad immaginare quali emozioni provassero le persone nelle foto, senza fermarsi un solo attimo a chiedersi di che colore fossero quelle gonne vaporose, quei fiori sui davanzali o quelle case sconosciute ?

Il colore, che non sia in fondo solo futile rumore?

Quanto conta distinguere il rosso dal verde in una fotografia dai bordi sfumati di bianco, stampata su un cartoncino semi rigido dal bordino frastagliato, in cui il soggetto guarda la fotocamera con l’espressione solenne e lievemente velata di orgoglio di chi sa che la foto è sigillo di un evento speciale della vita e vuole godersi il suo momento, che diventerà eterno su un prezioso pezzetto di carta stampata, da conservare con cura meticolosa e grande rispetto?

Un’immagine a colori, pur pregna di emozioni e gioia, quanto ci mette ad arrivare alla parte più profonda di noi stessi, senza fermarsi prima a livello razionale, dove sarà analizzata, segmentata e scomposta secondo parametri stabiliti in base alle mode del momento?

E le nuove generazioni, i cui ricordi dei tempi lontani sono affidati a immagini digitali, fatte di colori e fotoritocco e a volte mai toccate e annusate (che meraviglia l’odore acre e pungente delle vecchie fotografie appena stampate!) cosa vedono in una fotografia in bianco e nero? Sono capaci di scoprire l’attimo eterno nascosto in un istante qualunque e reso antico dal silenzio della scala di grigi?

In ultimo, la moda dei filtri vintage è nata come un desiderio latente di attribuire un valore maggiore a qualcosa che sembra averne sempre meno o è solo un’ennesima trovata della società dell’estetica del selfie?

Quanto dura un attimo fotografato in bianco e nero?

 E’ già eterno ancora prima di viverlo.

costiera amalfitana

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Questa era Ravello in bianco e nero, ed è immortale 🙂

 

* All photos taken with a Canon EOS 6D and Canon lens ❤

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