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L’Incipit di Novembre: Nedda di Giovanni Verga

Buon primo venerdì di novembre!

Inauguro oggi la nuova “rubrica” Incipit, dedicata agli incipit letterari più belli e significativi che ho incontrato nella mia lunga vita di lettrice notturna :) Inizio con uno dei miei autori preferiti, Verga, e con una novella che mi è capitato di leggere per caso, dallo smartphone, mentre cercavo altro (come al solito).

A dopo per il soliloquio e i commenti!

Giovanni-Verga

L’Incipit di Novembre: Nedda di Giovanni Verga

 

 Nedda

Il focolare domestico era sempre ai miei occhi una figura rettorica, buona per incorniciarvi gli affetti più miti e sereni, come il raggio di luna per baciare le chiome bionde; ma sorridevo allorquando sentivo dirmi che il fuoco del camino è quasi un amico.

Sembravami in verità un amico troppo necessario, a volte uggioso e dispotico, che a poco a poco avrebbe voluto prendervi per le mani o per i piedi, e tirarvi dentro il suo antro affumicato, per baciarvi alla maniera di Giuda.

Non conoscevo il passatempo di stuzzicare la legna, né la voluttà di sentirsi inondare dal riverbero della fiamma; non comprendevo il linguaggio del cepperello che scoppietta dispettoso, o brontola fiammeggiando; non avevo l’occhio assuefatto ai bizzarri disegni delle scintille correnti come lucciole sui tizzoni anneriti, alle fantastiche figure che assume la legna carbonizzandosi, alle mille gradazioni di chiaroscuro della fiamma azzurra e rossa che lambisce quasi timida, accarezza graziosamente, per divampare con sfacciata petulanza.

Quando mi fui iniziato ai misteri delle molle e del soffietto, m’innamorai con trasporto della voluttuosa pigrizia del caminetto.

Io lascio il mio corpo su quella poltroncina, accanto al fuoco, come vi lascierei un abito, abbandonando alla fiamma la cura di far circolare più caldo il mio sangue e di far battere più rapido il mio cuore; e incaricando le faville fuggenti, che folleggiano come farfalle innamorate, di farmi tenere gli occhi aperti, e di far errare capricciosamente del pari i miei pensieri.

Cotesto spettacolo del proprio pensiero che svolazza vagabondo intorno a voi, che vi lascia per correre lontano, e per gettarvi a vostra insaputa quasi dei soffi di dolce e d’amaro in cuore, ha attrattive indefinibili. Col sigaro semispento, cogli occhi socchiusi, le molle fuggendovi dalle dita allentate, vedete l’altra parte di voi andar lontano, percorrere vertiginose distanze: vi par di sentirvi passar per i nervi correnti di atmosfere sconosciute: provate, sorridendo, senza muovere un dito o fare un passo, l’effetto di mille sensazioni che farebbero incanutire i vostri capelli, e solcherebbero di rughe la vostra fronte.
E in una di coteste peregrinazioni vagabonde dello spirito, la fiamma che scoppiettava, troppo vicina forse, mi fece rivedere un’altra fiamma gigantesca che avevo visto ardere nell’immenso focolare della fattoria del Pino, alle falde dell’Etna. […]

 

*Edizione di riferimento: Giovanni Verga, Tutte le novelle, Introduzione, testo e note a cura di Carla Riccardi, I Meridiani, Arnoldo Mondadori editore, 1979, VI edizione 2001.

incipit

Non credo che esistano parole più perfette, dirette ed essenziali di queste usate da Verga per descrivere il fuoco del camino, amico che a tradimento ti cattura, ti rapisce e ti incanta come nessuno.

 

…m’innamorai con trasporto della voluttuosa pigrizia del caminetto.

 

Si può forse chiamare in un altro modo il sentimento che si prova quando ci si arrende al languido calore del camino, che ipnotizza impigrendo e affascinando più di una donna e delle sue soavi promesse?

 

Cotesto spettacolo del proprio pensiero che svolazza vagabondo intorno a voi, che vi lascia per correre lontano, e per gettarvi a vostra insaputa quasi dei soffi di dolce e d’amaro in cuore, ha attrattive indefinibili.

 

Esiste qualcuno che ha saputo disegnare con parole migliori i voli del pensiero al cospetto della fiamma che arde vivace e dispotica nel camino incantato?

Potrei andare avanti per ore, ad ammirare il suono, la forma e la forza espressiva delle parole scelte dal Verga per descrivere il potere incantatore del fuoco, amico dispettoso e impetuoso rapitore di animi umani, ma lascio a chi legge il tempo e la libertà d’ispirazione, rinnovando l’appuntamento a dicembre con il prossimo Incipit, che questa voltà sarà più… non ve lo dico! ;)

nedda

anna

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10 cose di febbraio

10 cose di febbraio

{10 cose di febbraio}

Questo mese di febbraio è stato più impegnativo di quanto mi sarei aspettata e le mie 10 cose più che diventare il vademecum del mese in arrivo sono diventate il resoconto del mese passato… ma  ogni tanto cambiare fa bene, no? E allora ecco le mie 10 cose di febbraio in versione passata, in ordine sparso e scritte un po’ di fretta ma con la curiosità e la voglia di scoprire quali saranno le 10 piccole gocce di felicità di marzo!

10 cose di febbraio

***

❀ ho trovato la marmellata di fragole più buona che ci sia

❀ anemoni e ranuncoli sono di nuovo in fiore, e vedere i negozi di fiori traboccare di questi boccioli dai colori stupendi alleggerisce l’anima

❀ ho finalmente stampato alcune foto di Parigi e vederle in giro per la mia stanza mi riempie il cuore di entusiasmo!

❀ ho finito la mia prima (mini) coperta all’uncinetto!

febbraio

❀ gli Extreme torneranno in concerto in Italia a giugno, per mio sommo gaudio, dal momento che  mi ero persa il concerto dell’anno scorso!

❀ vedere il mio calendario 2015 stampato in versione gigante nella caffetteria di un’amica è una bellissima sensazione ❤

❀ ho inconsapevolmente comprato un gomitolo di lana del secolo scorso

10coselana

❀ ho ricevuto un paio di proposte di collaborazione molto interessanti che spero vadano subito in porto

❀ ho finito un rullino di foto in bianco e nero che non vedo l’ora di stampare

❀ finalmente dopo una pausa troppo lunga riprendono le attività del mio primo blog, 100millimetri, ma di questo ne scriverò moooolto a lungo a marzo!

10cose

Queste le mie 10 piccole cose di febbraio, in attesa di marzo e di nuove pagine da scrivere ❤

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La Legge di Murphy applicata ai fotografi*: le foto di gruppo

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La Legge di Murphy applicata ai fotografi

 

{LE FOTO DI GRUPPO}

Legge n. 1 delle foto di gruppo: in quel rarissimo caso in cui tutti i presenti abbiano gli occhi aperti, nella stessa foto, ce ne saranno sempre un paio che guardano in un’altra direzione e uno di questi, naturalmente, è il festeggiato/a.

Legge n. 2. Se il festeggiato è un bambino, arrivati al momento della foto di gruppo, sarà impegnato in una di queste attività:

– piangere come se lo stessero giustiziando;

– urlare a squarciagola con un’espressione di terrore ben stampata in viso;

– dormire seraficamente dopo ore di ninnananne e passeggiate andate a male, ragion per cui la mamma non vorrà svegliarlo, salvo poi chiedervi dopo se c’è una foto in cui il pupo abbia gli occhi aperti e sembri felice e divertito (d’altronde è il festeggiato, eh!);

– tirare i capelli alla mamma/zia/nonna/sorella che lo tiene in braccio, la quale sarà immortalata con una smorfia orribile tra l’infastidito e il feroce (e dopo vi chiederà di photoshopparle un sorriso smagliante con denti bianchi e rossetto impeccabile);

– sputacchiare ovunque con entusiasmo e ipersalivazione degni di un lama nei suoi giorni migliori;

– lanciare confetti/biscotti/bomboniere in direzione del fotografo;

In tutti i casi sopracitati, la madre del festeggiato vi chiederà di far apparire un sorriso gioioso sul volto del bambino, con Photoshop.

Legge n. 3. Se il vostro gruppo è numeroso e state usando un grandangolo, alle estremità ci saranno sicuramente delle donne: grasse, grosse, vestite probabilmente di rosso, che vi chiederanno di photoshopparle e farle apparire magre, sexy e bellissime, ma che non vorranno per nessuna ragione spostarsi al centro (o nascondersi). E voi vi ritroverete un gabibbo sorridente che ammicca soave e felice, nel pieno del suo splendore (e del vostro terrore).

Legge n. 4. Nelle foto di gruppo manca sempre qualcuno. Non importa quante volte si sia richiamata l’attenzione sull’imminente scatto, quante volte sia stato fatto l’appello e in che termini sia stato urlato il nome di tutti i chiamati a far parte del momento da immortalare: qualcuno, e sicuramente un parente stretto/amica del cuore/cognato/zio venuto apposta dall’America, in poche parole un ospite che nonpuòassolutamentemancarenellafoto sarà nascosto da qualche parte, probabilmente in bagno o al bar a bere comodamente il caffè e l’ammazzacaffè, e soltanto dopo che la foto sarà stata scattata per sfinimento e avvenuta telefonata a Chi l’ha visto, si presenterà e sarà molto ma molto offeso per l’esclusione. In questi casi i festeggiati dovrebbero assicurarsi di aver ricevuto il regalo prima delle foto. A voi, naturalmente, verrà chiesto di reinserire il soggetto mancante con Photoshop.

Legge n. 5. Se i partecipanti alla foto di gruppo sono adolescenti le situazioni cui andate incontro sono svariate, potreste infatti ritrovarvi ad immortalare: tentate orge; tentati omicidi; teste improvvisamente dotate di corna; aeroplanini volanti lanciati da chissà dove; droghe leggere o pesanti in base agli eventi; aspiranti fashion blogger in pose da urlo (il vostro); greggi al pascolo. Se invece siete fortunati vi capiterà al massimo il ragazzino fighetto che non potrà fare a meno degli occhiali da sole. Che poi vi chiederà di togliere con Photoshop.

*I fotografi in questione in realtà sono fotoamatori, perché i fotografi professionisti sanno di sicuro come far fronte alle varie e possibili evenienze. E, in ogni caso, se qualcosa può andare storto, lo farà.  :D

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