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PIC – Parole ad Ispirazione Casuale – Gennaio

PIC – Parole ad Ispirazione Casuale

{P.I.C. – Parole ad Ispirazione Casuale è un gioco, una caccia creativa alla parola e all’ispirazione.
Vuoi saperne di più? Clicca qui!}

 

10 cose

 {Gennaio}

Il libro da cui prende ispirazione il mio PIC di gennaio è Fiore di neve e il ventaglio segreto di Lisa See (2005). L’edizione che ho io è quella di TEA.

Pag. 95

{Riprendemmo l’ago in mano e ci mettemmo a ricamare. Il giorno dopo la zia ci avrebbe raccontato da capo la stessa storia.}

***

Era così che trascorrevamo le nostre giornate in quella afosa estate dei miei 13 anni. Il lago era infestato dalle zanzare e non ci era consentito fare il bagno e la mattina faceva così caldo che arrivare a piedi fino al paese diventava faticoso anche per un ragazzino. L’unica attività possibile per impegnare il lungo tempo libero era seguire il nonno nei campi all’alba e correre sulle tracce lasciate dall’aratro finché il sole non picchiava troppo forte e la testa girava. Poi c’era il ricamo. Ogni giorno alle tre la figlia maggiore della vicina di casa prendeva il cestino con aghi e cotone e lo portava nella stanza della zia, dove ci sedevamo sui grossi cuscini di tela posati sul pavimento di pietra e ricamavamo per ore, fino al calar del sole, quando una leggera brezza profumata di campanule entrava dalla finestra semichiusa portandoci un po’ di aria del mondo esterno. Avevamo iniziato dopo l’incidente giù al mulino abbandonato, il sindaco e le famiglie dei ragazzi coinvolti avevano deciso che non avremmo mai più dovuto girare da soli per le campagne intorno e per tenermi impegnata la zia decise di insegnarmi a ricamare. Lei passava così le sue giornate da tutta una vita, si sedeva nella stanza delle perle, quella con una corona di rosario a grani grossi, bianchi e lattiginosi come perle giganti che occupava l’intera parete di fianco alla finestra, e ricamava in silenzio fiori selvatici, glicini rampicanti dalle mille sfumature di violetto, mughetti teneri che spuntavano da larghe foglie verde chiaro, mazzetti di pisello odoroso legati da un cordoncino di cotone che sembravano appena raccolti e lasciati al sole dell’estate. Non parlava quasi mai. Se le cadeva qualcosa si alzava con eleganza, con la schiena dritta e la testa alta, e tornava a sedersi in silenzio, con un solenne rispetto per il lavoro inconcluso che stava prendendo vita sul telaio. Ogni pomeriggio alle cinque in punto chiamava la domestica, che con passo lento e ondeggiante le portava la solita caraffa di tè al limone al quale la domenica si aggiungevano i pasticcini alla fragola e crema.

Da quando aveva deciso di insegnarmi i segreti del ricamo iniziò a parlare un po’ di più. All’inizio mi fece sedere accanto a lei, mi fece lavare le mani con una salvietta bagnata di acqua di lavanda, poi mi consegnò un gomitolo di cotone misto a seta da arrotolare, dicendomi di fare molta attenzione affinché i fili non si ingarbugliassero e raccomandandosi di fermarmi se le mani avessero iniziato a sudare. In quel caso avrei dovuto lavarle di nuovo con la salvietta alla lavanda. Arrotolai gomitoli per tre pomeriggi, seduta accanto a lei, nella penombra, al suono silenzioso dell’ago che passava nella trama della stoffa, del venticello che sfiorava le finestre, dei pensieri morbidi che accompagnavano i gesti ripetuti dei fili di cotone intorno al gomitolo. Le mie piccole mani ormai conoscevano alla perfezione la consistenza di tutti i filati, erano diventate padrone ancora inconsapevoli dei loro segreti, conoscevano l’arte della tessitura ancor prima di metterla in pratica.

Il quarto giorno mi fece sedere di fronte a lei, senza gomitolo, e mi disse di osservare il suo lavoro. Aveva iniziato ad insegnarmi l’arte del ricamo, tramandandomi il rispetto per il lavoro manuale e per ciò che prende forma.

Da allora passai tutti i pomeriggi dell’estate dei miei 13 anni a ricamare con la zia, fino al calar del sole.

Dopo un paio di settimane ci fu una novità: la figlia della vicina di casa, che sedeva con noi a ricamare ogni giorno, si fidanzò con il figlio del medico del paese vicino, e iniziò a ricamare il suo corredo da sposa. La zia allora le regalò delle lenzuola di tela grezza, secondo una tradizione le cui origini si perdevano nella storia, che voleva che ogni donna conservasse nel suo baule da sposa delle lenzuola grezze, di materiali poveri, per ricordare che nella vita, e soprattutto nella buona sorte, la semplicità e la misura erano un lusso ancor più della ricchezza, che porta discordia e attira cattivi spiriti.

Chiedemmo alla zia di raccontarci quella leggenda, e da quella volta ce la raccontò ogni giorno, aggiungendo ogni pomeriggio un particolare nuovo, un dettaglio che faceva del racconto qualcosa di diverso ogni volta che veniva raccontato.

Quel pomeriggio restammo ad ascoltare incantate, posando il lavoro sulle gambe e osservando le mani leggere della zia che accompagnavano il racconto con movimenti ripetitivi e delicati. Quando ebbe finito, nella stanza delle perle il silenzio sembrò più denso, come colorato. Qualcosa di nuovo animava le nostre menti di ragazzine, mentre l’afa estiva rendeva il panorama delle campagne giallognolo e indistinto.

Riprendemmo l’ago in mano e ci mettemmo a ricamare. Il giorno dopo la zia ci avrebbe raccontato da capo la stessa storia.

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Il libro da cui ho tratto ispirazione per il PIC di gennaio è Fiore di neve e il ventaglio segreto, di Lisa See, edito da TEA.

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Ci leggiamo il 15 febbraio con il prossimo PIC!

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verde e di vento

Storie di verde e di vento

{Sarà il vento a soffiare troppo forte o saranno forse gli alberi a correre troppo veloci?}

Storie di verde e di vento

Qualche settimana fa mi trovavo in una zona molto verde della mia città e la voglia di scattare mi faceva compagnia anche mentre ci spostavamo in macchina, e cosa c’è di meglio da fare quando ci si annoia e si è al posto del passeggero? Scattare foto in movimento! 🙂

Il cielo terso e le nuvolette bianche hanno creato uno sfondo degno di un quadro impressionista e i rami degli alberi hanno dato vita a forme incredibili (lo vedete anche voi il vestito di foglie nella foto qui sotto?) disegnando nell’aria fantastiche scie di tutte le sfumature di verde. La natura è la forma d’arte più bella che esista! 

Il dubbio però resta, sarà stato il vento a soffiare troppo forte o gli alberi a correre troppo veloci?

Buon fine settimana!

verde e vento

Storie di verde e di vento

Storie di verde e di vento
Storie di verde e di vento

“And forget not that the earth delights to feel your bare feet and the winds long to play with your hair” 

 Khalil GibranThe Prophet

 

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ravello

I stood tip-toe… in Ravello (and I loved it!)

{Ravello #part1: Panorami e ceramiche}

I STOOD tip-toe upon a little hill,
The air was cooling, and so very still,
That the sweet buds which with a modest pride
Pull droopingly, in slanting curve aside,
Their scantly leaved, and finely tapering stems,
Had not yet lost those starry diadems
Caught from the early sobbing of the morn.
John Keats

panorama from ravello

Pensando al modo migliore per introdurre questo post dedicato ad un luogo incantevole come Ravello mi è venuto in mente l’incipit della poesia di John Keats del 1817 I stood tip-toe upon a little hill, perché è così che ci si sente quando si arriva quassù, dopo una lunga serie di curve a gomito con il mare ad un soffio che terminano avvolgendosi in una salita imponente, racchiusa all’interno della montagna: come se si fosse in piedi in cima ad una collina e ci si allungasse sulle punte per vedere il mare oltre i profumati limoneti, sporgendosi a cercare le spiaggette seminascoste che sanno di silenzio, sole e tranquillità.

Ravello non è soltanto un paesino affacciato sul mare, è poesia, profumo, pace. 

A differenza degli altri celebri paeselli della Divina Costiera Amalfitana, Ravello guarda il mare dall’alto, osservandolo con calma dai suoi splendidi giardini fioriti, come un pittore ad un belvedere, seduto all’ombra di una nuvola che cerca il colore del mare e del cielo nella sua tavolozza magica, capace di creare arte nell’arte.

A Ravello si respira un’aria speciale, densa della consapevolezza di trovarsi in un luogo incantato, fermo nel tempo, e allo stesso tempo leggera come i rami fioriti mossi dalla brezza marina.

Non c’è angolo che non sia in fiore, non c’è stradina o vicoletto dalle cui mura non spuntino fiori selvatici o casa o albergo che non accolgano i visitatori con vasi fioriti e profumi deliziosi. Ravello si visita anche con l’olfatto!

Arrivati sulla Piazza antistante il Duomo si ha già l’imbarazzo della scelta: sedersi ad uno dei tanti bar e gustare un buon caffè osservando il passaggio dei turisti, ammirare il panorama dal belvedere a picco sulle insenature della costa, addentrarsi in uno dei vicoletti che portano al cuore del paese, tra antichi palazzi trasformati in eleganti alberghi e giardini privati coltivati a profumatissima vite, visitare il magnifico Duomo o i giardini di Villa Rufolo, ad un passo dalla piazza? Ogni volta la scelta è difficile 🙂

Una cosa è certa: una sola giornata non basta per godere appieno dei panorami, delle sensazioni e degli odori di questo posto incantato.

Passeggiare tra i vicoli e trovarsi davanti all’improvviso un angolino di mare contornato da giardini in fiore e verdure mature, camminare lungo le stradine e passare accanto a cancelli che lasciano intravedere casette bianche che sanno di estate, rilassarsi all’ombra di muri di cinta da cui spuntano fiorellini selvatici che riportano alla mente le opere dei visitatori celebri che qui hanno soggiornato decantandone lo splendore e la pace… Ravello è un luogo senza eguali che le parole faticano a descrivere.

And many pleasures to my vision started; 
So I straightway began to pluck a posey 
Of luxuries bright, milky, soft and rosy. 

villa cimbrone
amalfi coast
costiera amalfitana
amalfi coast
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villa cimbrone
villa cimbrone, ravello
amalfi coast
amalfi coast
villa cimbrone
amalfi coast
villa cimbrone

amalfi coast

minori's castle

Il castello tra Maiori e Minori, sulla strada per Ravello.

amalfi coast by night

La Costiera vista da Minori.

Le ceramiche

Le coloratissime ceramiche che trovate a Ravello fanno per lo più parte dell’antica tradizione vietrese, caratterizzata proprio dai colori vivaci che richiamano il giallo dei limoni, il blu del cielo e del mare e il verde delle colline circostanti la Costiera.

Frutta, fiori, api, asinelli, uccellini, casette e contadini al lavoro nei campi sono i soggetti tipici che si trovano dipinti su piatti, vasi, tazze, bicchieri e servizi da caffè: è praticamente impossibile visitare la Costiera e non portare a casa almeno uno di questi affascinanti pezzi di artigianato locale! D’altronde, cosa sarebbe un buon caffè senza una tazza in originale ceramica vietrese? 😀

Questo è il primo di più post dedicati a questo angolo di paradiso, alla prossima settimana!

 ceramics
ceramica vietrese
vietri ceramics
italian ceramics
ceramics
ceramica vietri sul mare
ceramica tradizionale vietri sul mare
ceramica tradizionale vietri sul mare
ceramica tradizionale vietri sul mare
ceramica amalfi
ceramica

Continua la prossima settimana!

 

Cosa Vedere a Ravello:

Duomo

Villa Rufolo

Villa Cimbrone

Eventi

Ravello Festival 2014

VIAGGIO IN ITALIA, una mostra dedicata all’artista cinese WANG GUANGYI

 

* All photos taken with a Canon EOS 6D and Canon lens ❤

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