Incipit di Dicembre: A Christmas Carol

A Christmas Carol

{Incipit di Dicembre}

by

Charles Dickens

A Christmas Carol

A Christmas Carol

Prima strofa
Il fantasma di Marley

Marley era morto: per cominciare. Su questo non c’è dubbio. Il registro mortuario recava la firma di Scrooge: e alla Borsa di Londra, la firma di Scrooge, era una garanzia assoluta. Il vecchio Marley era morto quanto un chiodo di porta.

Scrooge e il morto erano stati soci per non so quanti anni. Scrooge ne era l’unico amministratore, l’unico rappresentante legale, l’unico amico, l’unico partecipante alle esequie.

Scrooge non cancellò mai dall’insegna il nome del vecchio Marley. Parecchi anni dopo, sulla porta del negozio, si poteva ancora leggere “Scrooge e Marley”.

Oh, ma quant’era avaro quello Scrooge sul lavoro, come spremevano, strappavano, agguantavano, scuoiavano, le mani di quell’avido vecchio peccatore! Duro e tagliente come una pietra focaia da cui nessun acciaio al mondo era mai riuscito a far sprizzare una scintilla di generosità; chiuso, sigillato, solitario come un’ostrica. Il freddo che si portava dentro gli gelava il volto decrepito, gli intirizziva il naso puntuto, gli rendeva grinzose le gote, gli irrigidiva il portamento, gli faceva rossi gli occhi, livide le labbra sottili. Sul capo, sulle sopracciglia e sull’ispido mento gli si depositava una gelida brina. La sua bassa temperatura se la portava sempre addosso. Nessuno lo fermava mai per strada per dirgli Caro Scrooge, come va? a quando una sua visita? Ma che gliene importava a Scrooge! Anzi, ci provava gusto.

Una volta – nel più bel giorno dell’anno, la vigilia di Natale – il vecchio Scrooge era affaccendato nel suo ufficio. L’uscio dell’ufficio era aperto, per dargli modo di tenere d’occhio il suo impiegato il quale, dentro una lugubre cella poco più in là, una sorta di pozzo, era intento a copiare lettere.

Scrooge non aveva per sé che uno stento fuocherello, ma quello del suo impiegato era di tanto più stento da parere un solo misero tizzone. Né c’era modo di alimentarlo, perché il secchio del carbone se lo teneva Scrooge nella sua stanza, e se l’impiegato si azzardava a entrare con la paletta in mano, il padrone lo minacciava subito di licenziamento. E allora l’impiegato si avvolgeva intorno al collo la sua sciarpa bianca e cercava di scaldarsi alla fiamma della candela.

- Buon Natale, zio! Dio ti benedica! esclamò tutto a un tratto una voce piena di allegria. Era quella del nipote di Scrooge, piombato dentro al banco all’improvviso.

- Ma va! rispose Scrooge, che sciocchezze!

S’era così ben riscaldato, a furia di correre nella nebbia e nel gelo, questo nipote di Scrooge, che s’era fatto di fuoco: aveva un bel viso rubicondo, gli occhi gli lucevano e gli fumava ancora il fiato.

- Ma come, zio! Natale una sciocchezza! Tu non lo pensi di sicuro.

- Lo penso eccome! Buon Natale, lieto Natale, ma che motivo hai tu di essere lieto? che diritto? Sei abbastanza povero, mi pare.

Che ragione hai tu di essere cupo? Sei abbastanza ricco, mi pare.

Scrooge, non trovando lì per lì una risposta migliore, tornò al suo Ma va, sciocchezze!

- Non essere così irritato, zio.

- Sfido io a non esserlo. Quando si ha da vivere in un mondo di pazzi come questo. Un Lieto Natale! Al diavolo il Natale con tutta la letizia! Cos’altro è il Natale se non un giorno di scadenze quando non si hanno soldi; un giorno in cui ti trovi più vecchio di un anno e nemmeno di un’ora più ricco; un giorno di chiusura di bilancio che, dopo dodici mesi, ti dà la bella soddisfazione di non trovare una sola partita all’attivo? Se potessi fare a modo mio; tutti gli idioti che vanno in giro con questo “lieto Natale” in bocca, li farei bollire in pentola col loro stesso pudding e poi sotterrare con uno stecco di agrifoglio piantato nel cuore. Te lo dico io!

- Ma su, Zio!

- Senti. nipote! Tu tieniti il tuo Natale a modo tuo, e lascia a me il mio.

- Il tuo Natale! ma che Natale è il tuo? Non ne fai nulla tu!

- Allora lasciami in pace! Buon pro ti faccia! Te n’ha fatto tanto del bene finora, vero?

– Il fatto è che ho sempre considerato il Natale, ogni volta che è tornato, come un bel giorno, un giorno in cui ci si vuol bene, si fa la carità, si perdona e ci si diverte: il solo giorno del calendario in cui uomini e donne, per mutuo accordo, pare che aprano il loro cuore e pensino alla povera gente come a compagni di viaggio verso la tomba, non come a creature di un’altra specie destinate ad altri viaggi. Quindi zio, benché non me ne sia mai venuto in tasca il becco d’un quattrino, credo che il Natale m’abbia fatto del bene e me ne farà. Sia benedetto dunque il Natale!

- Zio, su, perché non vieni a cena da noi, domani sera?

- Neanche morto, grugnì Scrooge.

Ma zio, io non voglio niente da te, non ti chiedo niente: perché non possiamo essere amici?

- Ti saluto! disse Scrooge.

- Mi dispiace con tutto il cuore di trovarti così ostinato. Tra noi non ci sono mai state discussioni, ma ho voluto fare questo tentativo in omaggio al Natale, e il mio spirito natalizio lo serberò sino in fondo. Buon Natale, dunque, zio!

- Buonasera, disse Scrooge.

- E buon anno, per giunta!

- Buonasera, disse Scrooge.

Il nipote uscì dalla stanza senza una sola parola di risentimento. Si fermò un momento sulla soglia per fare gli auguri all’impiegato il quale, pur gelato com’era, doveva avere più calore di Scrooge, perché li ricambiò cordialmente.

Eccone un altro, borbottò Scrooge che l’aveva sentito: Il mio impiegato, con quindici scellini a settimana, più moglie e figli, che parla di buon Natale. Cose da pazzi!

In quel momento entrarono due gentiluomini di bell’aspetto che ora, col cappello in mano, erano in piedi davanti a Scrooge, nel suo ufficio. Tenendo in mano fogli e quaderni lo salutarono con un inchino. Scrooge e Marley’s, non è vero? Ho il piacere di parlare con il signor Scrooge o col signor Marley?

- Il signor Marley, rispose Scrooge, è morto da sette anni. Sette anni fa, questa stessa notte.

- Non dubitiamo che la sua liberalità trovi nel socio superstite un degno rappresentante, disse il gentiluomo.

- Liberalità? disse Scrooge.

In questa festosa ricorrenza dell’anno, signor Scrooge, disse il gentiluomo impugnando una penna, E’ più che mai auspicabile provvedere qualche modesto soccorso per i poveri e i derelitti che tanto soffrono. Ve n’è migliaia che mancano dello stretto necessario, centinaia di migliaia cui fa difetto il minimo benessere, signore. Scegliamo questo periodo dell’anno perché è un momento in cui il Bisogno si fa più acuto, mentre chi è nell’Abbondanza festeggia. Per che somma intende sottoscrivere?

- Per nulla!, rispose Scrooge.

- Preferisce conservare l’anonimato?

- Preferisco essere lasciato in pace. E visto che me lo chiedete, signori, ecco la mia risposta. Io non faccio felice neppure me stesso a Natale: non posso certo permettermi il lusso di far felici i fannulloni. Io dò il mio contributo alle prigioni e ai ricoveri di mendicità: costano già abbastanza; e chi si trova in miseria faccia ricorso a quelle.

- Molti non sono in condizione di farlo, disse il gentiluomo, e molti preferirebbero piuttosto la morte.

Visto che ogni altra insistenza sarebbe stata vana, i due gentiluomini si accomiatarono. Scrooge si rimise al lavoro con l’umore più lieto del solito.

Intanto la nebbia e l’oscurità si erano così infittite che individui armati di torce si aggiravano per le strade, offrendosi di far da guida alle carrozze.A quel punto un bambino, giovane proprietario di un affilato nasetto, rosicchiato e biascicato dal freddo famelico come un osso dai cani, si fermò davanti al buco della serratura di Scrooge per fargli omaggio di un canto di Natale:

Dio ti tenga, o buon signore,

Sano il corpo e allegro il core…

Scrooge afferrò il righello con tanta furia che il cantore scappò atterrito.

Alla fine arrivò l’ora di chiudere l’ufficio.

- Immagino, disse all’impiegato, che domani vorrai tutta la giornata libera, non è vero?

- Se vi fa comodo, signore.

- Non mi fa affatto comodo, e non è giusto. Se però io ti trattenessi una mezza corona, scommetto che ti sentiresti trattato ingiustamente, non è così?

L’impiegato accennò un debole sorriso.

- Eppure, a te non pare che io sia trattato ingiustamente, quando ti pago il salario di una giornata in cambio di niente.

L’impiegato osservò che ciò accadeva una volta sola all’anno.

- Bella scusa per infilare le mani nelle tasche d’un galantuomo ogni 25 di dicembre! Vada per tutta la giornata, poiché così ha da essere. Ma bada almeno di trovarti qui più presto che puoi l’indomani!

L’impiegato promise che l’avrebbe fatto e Scrooge se ne uscì grugnendo. Detto fatto, il banco fu chiuso e l’impiegato, con i capi della lunga sciarpa bianca che gli spuntavano da sotto il farsetto se n’andò a fare una ventina di discese sul ghiaccio a Cornhill, al seguito di una brigata di ragazzi, per festeggiare la vigilia di Natale, e poi corse a casa a Camden Town, più in fretta che poté, per giuocare a mosca cieca.

 

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