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Guida ai regali di Natale episodio 1: il feltro

Guida ai regali di Natale fatti a mano: il FELTRO

Guida ai regali di Natale.

{Episodio 1: il Feltro}

Avere un negozio su Etsy significa trascorrere tante ore sul sito per fare promozione e inevitabilmente si finisce col perdersi in un mondo fantastico fatto di creatività, materie prime originali e ispirazione che messe insieme da mani esperte si trasformano in oggetti veramente unici.

Dal momento che sono un’appassionata di tutto ciò che è naturale e una grande sostenitrice del fatto a mano ho pensato di creare una personale Guida ai regali di Natale fatti a mano includendo alcuni tra le centinaia di oggetti che su Etsy mi tentano quotidianamente (cercando di non cedere e comprarli tutti :) ).

La Guida sarà suddivisa per categorie, inizio oggi con il feltro e nello specifico con: miniature di animaletti, fiori, cappelli e borse. Enjoy!

Animaletti

E che lo dico a fare, li amo! Sono piccoli (alcuni nemmeno poi tanto), soffici e deliziosi, fatti apposta per incantare grandi e piccini :) Io poi che ho una passione smodata per i roditori in generale sono letteralmente innamorata dei topini e dei coniglietti, semplicemente li adoro! Eccone una selezione, ma cercando felted animals nel motore di ricerca interno di Etsy sicuramente ne troverete tanti altri ugualmente belli. :)

 

Fiori

Non c’è inverno che si rispetti senza un fiore di feltro applicato su un cappotto, una sciarpa o un cappello! Questi fatti a mano e decorati con foglie e pistilli sono davvero bellissimi, fatevi un giro alll’interno dei diversi shop perché la maggior parte ha in vendita anche collane, sciarpe e altri accessori simpatici ;)

 

Cappelli

Esiste forse qualcosa di più affascinante di un elegante cappello in feltro, con la sua aria misteriosa e noir? Certo, un cappello in feltro fatto a mano! :)

Anche qui c’è da sbizzarrirsi, tra modelli classici alla Borsalino, baschi e chicchissimi cappelli da cocktail fino ai fascinators più stravaganti e creativi. Basta dare uno sguardo e subito si viene rapiti nel vortice della cappellomania :)

 

Borse

Le borse in feltro sono un must dell’inverno! Il solo vederle mi mette allegria, che siano coloratissime o più sobrie e monocromatiche, per me è subito Natale. E poi ce n’è davvero per tutti i gusti, dalle più giocose, decorate con frutta e fiori, alle più rigorose e serie per le irriducibili del black look! ❤

 

PS: Non dimenticare di passare a trovarmi, ci sono anche io su Etsy! ;)

anna

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PIC – Parole ad Ispirazione Casuale – Gennaio

PIC – Parole ad Ispirazione Casuale

{P.I.C. – Parole ad Ispirazione Casuale è un gioco, una caccia creativa alla parola e all’ispirazione.
Vuoi saperne di più? Clicca qui!}

 

10 cose

 {Gennaio}

Il libro da cui prende ispirazione il mio PIC di gennaio è Fiore di neve e il ventaglio segreto di Lisa See (2005). L’edizione che ho io è quella di TEA.

Pag. 95

{Riprendemmo l’ago in mano e ci mettemmo a ricamare. Il giorno dopo la zia ci avrebbe raccontato da capo la stessa storia.}

***

Era così che trascorrevamo le nostre giornate in quella afosa estate dei miei 13 anni. Il lago era infestato dalle zanzare e non ci era consentito fare il bagno e la mattina faceva così caldo che arrivare a piedi fino al paese diventava faticoso anche per un ragazzino. L’unica attività possibile per impegnare il lungo tempo libero era seguire il nonno nei campi all’alba e correre sulle tracce lasciate dall’aratro finché il sole non picchiava troppo forte e la testa girava. Poi c’era il ricamo. Ogni giorno alle tre la figlia maggiore della vicina di casa prendeva il cestino con aghi e cotone e lo portava nella stanza della zia, dove ci sedevamo sui grossi cuscini di tela posati sul pavimento di pietra e ricamavamo per ore, fino al calar del sole, quando una leggera brezza profumata di campanule entrava dalla finestra semichiusa portandoci un po’ di aria del mondo esterno. Avevamo iniziato dopo l’incidente giù al mulino abbandonato, il sindaco e le famiglie dei ragazzi coinvolti avevano deciso che non avremmo mai più dovuto girare da soli per le campagne intorno e per tenermi impegnata la zia decise di insegnarmi a ricamare. Lei passava così le sue giornate da tutta una vita, si sedeva nella stanza delle perle, quella con una corona di rosario a grani grossi, bianchi e lattiginosi come perle giganti che occupava l’intera parete di fianco alla finestra, e ricamava in silenzio fiori selvatici, glicini rampicanti dalle mille sfumature di violetto, mughetti teneri che spuntavano da larghe foglie verde chiaro, mazzetti di pisello odoroso legati da un cordoncino di cotone che sembravano appena raccolti e lasciati al sole dell’estate. Non parlava quasi mai. Se le cadeva qualcosa si alzava con eleganza, con la schiena dritta e la testa alta, e tornava a sedersi in silenzio, con un solenne rispetto per il lavoro inconcluso che stava prendendo vita sul telaio. Ogni pomeriggio alle cinque in punto chiamava la domestica, che con passo lento e ondeggiante le portava la solita caraffa di tè al limone al quale la domenica si aggiungevano i pasticcini alla fragola e crema.

Da quando aveva deciso di insegnarmi i segreti del ricamo iniziò a parlare un po’ di più. All’inizio mi fece sedere accanto a lei, mi fece lavare le mani con una salvietta bagnata di acqua di lavanda, poi mi consegnò un gomitolo di cotone misto a seta da arrotolare, dicendomi di fare molta attenzione affinché i fili non si ingarbugliassero e raccomandandosi di fermarmi se le mani avessero iniziato a sudare. In quel caso avrei dovuto lavarle di nuovo con la salvietta alla lavanda. Arrotolai gomitoli per tre pomeriggi, seduta accanto a lei, nella penombra, al suono silenzioso dell’ago che passava nella trama della stoffa, del venticello che sfiorava le finestre, dei pensieri morbidi che accompagnavano i gesti ripetuti dei fili di cotone intorno al gomitolo. Le mie piccole mani ormai conoscevano alla perfezione la consistenza di tutti i filati, erano diventate padrone ancora inconsapevoli dei loro segreti, conoscevano l’arte della tessitura ancor prima di metterla in pratica.

Il quarto giorno mi fece sedere di fronte a lei, senza gomitolo, e mi disse di osservare il suo lavoro. Aveva iniziato ad insegnarmi l’arte del ricamo, tramandandomi il rispetto per il lavoro manuale e per ciò che prende forma.

Da allora passai tutti i pomeriggi dell’estate dei miei 13 anni a ricamare con la zia, fino al calar del sole.

Dopo un paio di settimane ci fu una novità: la figlia della vicina di casa, che sedeva con noi a ricamare ogni giorno, si fidanzò con il figlio del medico del paese vicino, e iniziò a ricamare il suo corredo da sposa. La zia allora le regalò delle lenzuola di tela grezza, secondo una tradizione le cui origini si perdevano nella storia, che voleva che ogni donna conservasse nel suo baule da sposa delle lenzuola grezze, di materiali poveri, per ricordare che nella vita, e soprattutto nella buona sorte, la semplicità e la misura erano un lusso ancor più della ricchezza, che porta discordia e attira cattivi spiriti.

Chiedemmo alla zia di raccontarci quella leggenda, e da quella volta ce la raccontò ogni giorno, aggiungendo ogni pomeriggio un particolare nuovo, un dettaglio che faceva del racconto qualcosa di diverso ogni volta che veniva raccontato.

Quel pomeriggio restammo ad ascoltare incantate, posando il lavoro sulle gambe e osservando le mani leggere della zia che accompagnavano il racconto con movimenti ripetitivi e delicati. Quando ebbe finito, nella stanza delle perle il silenzio sembrò più denso, come colorato. Qualcosa di nuovo animava le nostre menti di ragazzine, mentre l’afa estiva rendeva il panorama delle campagne giallognolo e indistinto.

Riprendemmo l’ago in mano e ci mettemmo a ricamare. Il giorno dopo la zia ci avrebbe raccontato da capo la stessa storia.

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Il libro da cui ho tratto ispirazione per il PIC di gennaio è Fiore di neve e il ventaglio segreto, di Lisa See, edito da TEA.

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Ci leggiamo il 15 febbraio con il prossimo PIC!

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