incipit di Natale

Incipit di Dicembre: A Christmas Carol

A Christmas Carol

{Incipit di Dicembre}

by

Charles Dickens

A Christmas Carol

A Christmas Carol

Prima strofa
Il fantasma di Marley

Marley era morto: per cominciare. Su questo non c’è dubbio. Il registro mortuario recava la firma di Scrooge: e alla Borsa di Londra, la firma di Scrooge, era una garanzia assoluta. Il vecchio Marley era morto quanto un chiodo di porta.

Scrooge e il morto erano stati soci per non so quanti anni. Scrooge ne era l’unico amministratore, l’unico rappresentante legale, l’unico amico, l’unico partecipante alle esequie.

Scrooge non cancellò mai dall’insegna il nome del vecchio Marley. Parecchi anni dopo, sulla porta del negozio, si poteva ancora leggere “Scrooge e Marley”.

Oh, ma quant’era avaro quello Scrooge sul lavoro, come spremevano, strappavano, agguantavano, scuoiavano, le mani di quell’avido vecchio peccatore! Duro e tagliente come una pietra focaia da cui nessun acciaio al mondo era mai riuscito a far sprizzare una scintilla di generosità; chiuso, sigillato, solitario come un’ostrica. Il freddo che si portava dentro gli gelava il volto decrepito, gli intirizziva il naso puntuto, gli rendeva grinzose le gote, gli irrigidiva il portamento, gli faceva rossi gli occhi, livide le labbra sottili. Sul capo, sulle sopracciglia e sull’ispido mento gli si depositava una gelida brina. La sua bassa temperatura se la portava sempre addosso. Nessuno lo fermava mai per strada per dirgli Caro Scrooge, come va? a quando una sua visita? Ma che gliene importava a Scrooge! Anzi, ci provava gusto.

Una volta – nel più bel giorno dell’anno, la vigilia di Natale – il vecchio Scrooge era affaccendato nel suo ufficio. L’uscio dell’ufficio era aperto, per dargli modo di tenere d’occhio il suo impiegato il quale, dentro una lugubre cella poco più in là, una sorta di pozzo, era intento a copiare lettere.

Scrooge non aveva per sé che uno stento fuocherello, ma quello del suo impiegato era di tanto più stento da parere un solo misero tizzone. Né c’era modo di alimentarlo, perché il secchio del carbone se lo teneva Scrooge nella sua stanza, e se l’impiegato si azzardava a entrare con la paletta in mano, il padrone lo minacciava subito di licenziamento. E allora l’impiegato si avvolgeva intorno al collo la sua sciarpa bianca e cercava di scaldarsi alla fiamma della candela.

– Buon Natale, zio! Dio ti benedica! esclamò tutto a un tratto una voce piena di allegria. Era quella del nipote di Scrooge, piombato dentro al banco all’improvviso.

– Ma va! rispose Scrooge, che sciocchezze!

S’era così ben riscaldato, a furia di correre nella nebbia e nel gelo, questo nipote di Scrooge, che s’era fatto di fuoco: aveva un bel viso rubicondo, gli occhi gli lucevano e gli fumava ancora il fiato.

– Ma come, zio! Natale una sciocchezza! Tu non lo pensi di sicuro.

– Lo penso eccome! Buon Natale, lieto Natale, ma che motivo hai tu di essere lieto? che diritto? Sei abbastanza povero, mi pare.

Che ragione hai tu di essere cupo? Sei abbastanza ricco, mi pare.

Scrooge, non trovando lì per lì una risposta migliore, tornò al suo Ma va, sciocchezze!

– Non essere così irritato, zio.

– Sfido io a non esserlo. Quando si ha da vivere in un mondo di pazzi come questo. Un Lieto Natale! Al diavolo il Natale con tutta la letizia! Cos’altro è il Natale se non un giorno di scadenze quando non si hanno soldi; un giorno in cui ti trovi più vecchio di un anno e nemmeno di un’ora più ricco; un giorno di chiusura di bilancio che, dopo dodici mesi, ti dà la bella soddisfazione di non trovare una sola partita all’attivo? Se potessi fare a modo mio; tutti gli idioti che vanno in giro con questo “lieto Natale” in bocca, li farei bollire in pentola col loro stesso pudding e poi sotterrare con uno stecco di agrifoglio piantato nel cuore. Te lo dico io!

– Ma su, Zio!

– Senti. nipote! Tu tieniti il tuo Natale a modo tuo, e lascia a me il mio.

– Il tuo Natale! ma che Natale è il tuo? Non ne fai nulla tu!

– Allora lasciami in pace! Buon pro ti faccia! Te n’ha fatto tanto del bene finora, vero?

– Il fatto è che ho sempre considerato il Natale, ogni volta che è tornato, come un bel giorno, un giorno in cui ci si vuol bene, si fa la carità, si perdona e ci si diverte: il solo giorno del calendario in cui uomini e donne, per mutuo accordo, pare che aprano il loro cuore e pensino alla povera gente come a compagni di viaggio verso la tomba, non come a creature di un’altra specie destinate ad altri viaggi. Quindi zio, benché non me ne sia mai venuto in tasca il becco d’un quattrino, credo che il Natale m’abbia fatto del bene e me ne farà. Sia benedetto dunque il Natale!

– Zio, su, perché non vieni a cena da noi, domani sera?

– Neanche morto, grugnì Scrooge.

Ma zio, io non voglio niente da te, non ti chiedo niente: perché non possiamo essere amici?

– Ti saluto! disse Scrooge.

– Mi dispiace con tutto il cuore di trovarti così ostinato. Tra noi non ci sono mai state discussioni, ma ho voluto fare questo tentativo in omaggio al Natale, e il mio spirito natalizio lo serberò sino in fondo. Buon Natale, dunque, zio!

– Buonasera, disse Scrooge.

– E buon anno, per giunta!

– Buonasera, disse Scrooge.

Il nipote uscì dalla stanza senza una sola parola di risentimento. Si fermò un momento sulla soglia per fare gli auguri all’impiegato il quale, pur gelato com’era, doveva avere più calore di Scrooge, perché li ricambiò cordialmente.

Eccone un altro, borbottò Scrooge che l’aveva sentito: Il mio impiegato, con quindici scellini a settimana, più moglie e figli, che parla di buon Natale. Cose da pazzi!

In quel momento entrarono due gentiluomini di bell’aspetto che ora, col cappello in mano, erano in piedi davanti a Scrooge, nel suo ufficio. Tenendo in mano fogli e quaderni lo salutarono con un inchino. Scrooge e Marley’s, non è vero? Ho il piacere di parlare con il signor Scrooge o col signor Marley?

– Il signor Marley, rispose Scrooge, è morto da sette anni. Sette anni fa, questa stessa notte.

– Non dubitiamo che la sua liberalità trovi nel socio superstite un degno rappresentante, disse il gentiluomo.

– Liberalità? disse Scrooge.

In questa festosa ricorrenza dell’anno, signor Scrooge, disse il gentiluomo impugnando una penna, E’ più che mai auspicabile provvedere qualche modesto soccorso per i poveri e i derelitti che tanto soffrono. Ve n’è migliaia che mancano dello stretto necessario, centinaia di migliaia cui fa difetto il minimo benessere, signore. Scegliamo questo periodo dell’anno perché è un momento in cui il Bisogno si fa più acuto, mentre chi è nell’Abbondanza festeggia. Per che somma intende sottoscrivere?

– Per nulla!, rispose Scrooge.

– Preferisce conservare l’anonimato?

– Preferisco essere lasciato in pace. E visto che me lo chiedete, signori, ecco la mia risposta. Io non faccio felice neppure me stesso a Natale: non posso certo permettermi il lusso di far felici i fannulloni. Io dò il mio contributo alle prigioni e ai ricoveri di mendicità: costano già abbastanza; e chi si trova in miseria faccia ricorso a quelle.

– Molti non sono in condizione di farlo, disse il gentiluomo, e molti preferirebbero piuttosto la morte.

Visto che ogni altra insistenza sarebbe stata vana, i due gentiluomini si accomiatarono. Scrooge si rimise al lavoro con l’umore più lieto del solito.

Intanto la nebbia e l’oscurità si erano così infittite che individui armati di torce si aggiravano per le strade, offrendosi di far da guida alle carrozze.A quel punto un bambino, giovane proprietario di un affilato nasetto, rosicchiato e biascicato dal freddo famelico come un osso dai cani, si fermò davanti al buco della serratura di Scrooge per fargli omaggio di un canto di Natale:

Dio ti tenga, o buon signore,

Sano il corpo e allegro il core…

Scrooge afferrò il righello con tanta furia che il cantore scappò atterrito.

Alla fine arrivò l’ora di chiudere l’ufficio.

– Immagino, disse all’impiegato, che domani vorrai tutta la giornata libera, non è vero?

– Se vi fa comodo, signore.

– Non mi fa affatto comodo, e non è giusto. Se però io ti trattenessi una mezza corona, scommetto che ti sentiresti trattato ingiustamente, non è così?

L’impiegato accennò un debole sorriso.

– Eppure, a te non pare che io sia trattato ingiustamente, quando ti pago il salario di una giornata in cambio di niente.

L’impiegato osservò che ciò accadeva una volta sola all’anno.

– Bella scusa per infilare le mani nelle tasche d’un galantuomo ogni 25 di dicembre! Vada per tutta la giornata, poiché così ha da essere. Ma bada almeno di trovarti qui più presto che puoi l’indomani!

L’impiegato promise che l’avrebbe fatto e Scrooge se ne uscì grugnendo. Detto fatto, il banco fu chiuso e l’impiegato, con i capi della lunga sciarpa bianca che gli spuntavano da sotto il farsetto se n’andò a fare una ventina di discese sul ghiaccio a Cornhill, al seguito di una brigata di ragazzi, per festeggiare la vigilia di Natale, e poi corse a casa a Camden Town, più in fretta che poté, per giuocare a mosca cieca.

 

Continua a leggere l’originale qui!

A Christmas Carol

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L’Incipit di Novembre: Nedda di Giovanni Verga

Buon primo venerdì di novembre!

Inauguro oggi la nuova “rubrica” Incipit, dedicata agli incipit letterari più belli e significativi che ho incontrato nella mia lunga vita di lettrice notturna 🙂 Inizio con uno dei miei autori preferiti, Verga, e con una novella che mi è capitato di leggere per caso, dallo smartphone, mentre cercavo altro (come al solito).

A dopo per il soliloquio e i commenti!

Giovanni-Verga

L’Incipit di Novembre: Nedda di Giovanni Verga

 

 Nedda

Il focolare domestico era sempre ai miei occhi una figura rettorica, buona per incorniciarvi gli affetti più miti e sereni, come il raggio di luna per baciare le chiome bionde; ma sorridevo allorquando sentivo dirmi che il fuoco del camino è quasi un amico.

Sembravami in verità un amico troppo necessario, a volte uggioso e dispotico, che a poco a poco avrebbe voluto prendervi per le mani o per i piedi, e tirarvi dentro il suo antro affumicato, per baciarvi alla maniera di Giuda.

Non conoscevo il passatempo di stuzzicare la legna, né la voluttà di sentirsi inondare dal riverbero della fiamma; non comprendevo il linguaggio del cepperello che scoppietta dispettoso, o brontola fiammeggiando; non avevo l’occhio assuefatto ai bizzarri disegni delle scintille correnti come lucciole sui tizzoni anneriti, alle fantastiche figure che assume la legna carbonizzandosi, alle mille gradazioni di chiaroscuro della fiamma azzurra e rossa che lambisce quasi timida, accarezza graziosamente, per divampare con sfacciata petulanza.

Quando mi fui iniziato ai misteri delle molle e del soffietto, m’innamorai con trasporto della voluttuosa pigrizia del caminetto.

Io lascio il mio corpo su quella poltroncina, accanto al fuoco, come vi lascierei un abito, abbandonando alla fiamma la cura di far circolare più caldo il mio sangue e di far battere più rapido il mio cuore; e incaricando le faville fuggenti, che folleggiano come farfalle innamorate, di farmi tenere gli occhi aperti, e di far errare capricciosamente del pari i miei pensieri.

Cotesto spettacolo del proprio pensiero che svolazza vagabondo intorno a voi, che vi lascia per correre lontano, e per gettarvi a vostra insaputa quasi dei soffi di dolce e d’amaro in cuore, ha attrattive indefinibili. Col sigaro semispento, cogli occhi socchiusi, le molle fuggendovi dalle dita allentate, vedete l’altra parte di voi andar lontano, percorrere vertiginose distanze: vi par di sentirvi passar per i nervi correnti di atmosfere sconosciute: provate, sorridendo, senza muovere un dito o fare un passo, l’effetto di mille sensazioni che farebbero incanutire i vostri capelli, e solcherebbero di rughe la vostra fronte.
E in una di coteste peregrinazioni vagabonde dello spirito, la fiamma che scoppiettava, troppo vicina forse, mi fece rivedere un’altra fiamma gigantesca che avevo visto ardere nell’immenso focolare della fattoria del Pino, alle falde dell’Etna. […]

 

*Edizione di riferimento: Giovanni Verga, Tutte le novelle, Introduzione, testo e note a cura di Carla Riccardi, I Meridiani, Arnoldo Mondadori editore, 1979, VI edizione 2001.

incipit

Non credo che esistano parole più perfette, dirette ed essenziali di queste usate da Verga per descrivere il fuoco del camino, amico che a tradimento ti cattura, ti rapisce e ti incanta come nessuno.

 

…m’innamorai con trasporto della voluttuosa pigrizia del caminetto.

 

Si può forse chiamare in un altro modo il sentimento che si prova quando ci si arrende al languido calore del camino, che ipnotizza impigrendo e affascinando più di una donna e delle sue soavi promesse?

 

Cotesto spettacolo del proprio pensiero che svolazza vagabondo intorno a voi, che vi lascia per correre lontano, e per gettarvi a vostra insaputa quasi dei soffi di dolce e d’amaro in cuore, ha attrattive indefinibili.

 

Esiste qualcuno che ha saputo disegnare con parole migliori i voli del pensiero al cospetto della fiamma che arde vivace e dispotica nel camino incantato?

Potrei andare avanti per ore, ad ammirare il suono, la forma e la forza espressiva delle parole scelte dal Verga per descrivere il potere incantatore del fuoco, amico dispettoso e impetuoso rapitore di animi umani, ma lascio a chi legge il tempo e la libertà d’ispirazione, rinnovando l’appuntamento a dicembre con il prossimo Incipit, che questa voltà sarà più… non ve lo dico! 😉

nedda

anna

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L’Incipit di Ottobre: Anne of Green Gables

Anne of Green Gables

Illustrazione © Ji-Hyuk Kim

{L’Incipit di Ottobre}

Anne of Green Gables

Anna dai capelli rossi

L’Incipit di ottobre è dedicato a un romanzo che ha fatto dei sogni e dell’immaginazione il suo centro focale e tema portante, dando vita a un mondo parallelo, nascosto tra le betulle e i ruscelli di Prince Edward Island, nella Nova Scotia, dove la giovane Anne con la “e”  trova infiniti spunti per la sua fervida immaginazione, diventando un personaggio di culto nella letteratura per i più giovani, e non solo.

Ecco allora il primo capitolo di Anna dai Capelli Rossi, Anne of Green Gables, di Lucy Maud Montgomery, “decorato” dalle bellissime illustrazioni di Ji-Hyuk Kim 🙂

***

Capitolo I. La Signora Lynde è sorpresa

 

❝ La casa della Signora Lynde si trovava proprio nel punto esatto in cui la strada principale di Avonlea si immetteva in una piccola valle delimitata da ontani e fuchsie ed era attraversata da un ruscello la cui sorgente si trovava nel bosco di proprietà dei Cuthbert; si diceva che il ruscello fosse intricato, impetuoso, almeno nel suo primo tratto tra i boschi, con buie nicchie di pozze e cascatelle.

Ma quando arrivava alla valle dei Lynde era ormai un torrentello tranquillo e disciplinato, perché neppure un ruscello poteva scorrere davanti alla porta di casa della signora Rachel Lynde senza prestare il dovuto riguardo alla decenza e al decoro. Probabilmente anche lui sapeva che la signora Rachel era seduta alla finestra, intenta a lanciare un occhio critico su tutto ciò che le passava davanti, dai ruscelli e dai bambini in su. E se scovava qualcosa di strano, un dettaglio fuori posto, non si dava pace finché non scopriva i perché e i percome di tutto ciò.

Ci sono tantissime persone, dentro e fuori Avonlea, che riescono a impicciarsi costantemente dei fatti altrui, tanto da finire col trascurare i propri. La signora Rachel Lynde era una di quelle creature esperte in grado di occuparsi dei fatti propri e per di più anche di quelli altrui. Era una casalinga efficiente che svolgeva a puntino tutte le sue faccende, era iscritta al Circolo del Cucito, insegnava alla Scuola Domenicale ed era il pilastro più forte della Società di Mutuo Soccorso e della Società Missionaria. Nonostante ciò la signora Rachel trovava sempre tempo in abbondanza per sedersi alla finestra della cucina a sferruzzare le sue coperte di cotone grezzo – ne aveva già fatte sedici, come le massaie di Avonlea mormoravano con timore reverenziale – e a osservare attentamente la strada principale che attraversava la piccola valle e si avvolgeva poi sulla ripida collina rossa più dietro.Dal momento che Avonlea occupava una piccola penisola triangolare protesa nel golfo di San Lorenzo e col mare su due lati, chiunque volesse raggiungerla doveva passare per quella collina e per quella strada, e quindi davanti alle velate critiche degli occhi, che tutto vedevano, della signora Rachel.

La signora era lì seduta un pomeriggio dei primi di giugno. Il sole entrava caldo e brillante dalla finestra. Il frutteto sul pendio sotto la casa pareva una sposa tanto era carico di fiori bianco-rosati sui quali ronzava una miriade di api. Thomas Lynde, un ometto mite che la gente di Avonlea chiamava solo “il marito di Rachel Lynde”, stava seminando le rape tardive nel campo sulla collina dietro il granaio. E Matthew Cuthbert avrebbe dovuto fare lo stesso nel suo campo rosso accanto al ruscello oltre i Tetti Verdi. La signora Rachel lo sapeva perché la sera prima, nell’emporio di William J. Blair a Carmody, gliel’aveva sentito dire a Peter Morrison. Peter aveva dovuto chiederglielo, naturalmente, perché da che era nato Matthew Cuthbert non aveva mai raccontato di propria iniziativa nulla che riguardasse le sua vita. Eppure ecco lì Matthew Cuthbert, alle tre e mezzo di un pomeriggio di lavoro, che se ne andava placido per la valle e sopra la collina. Inoltre indossava il colletto bianco e il suo vestito migliore, prova evidente che stava uscendo da Avonlea. E poi aveva il calesse e la cavalla saura, e questo indicava che aveva intenzione di andare lontano.

Anne of Green Gables

Illustrazione © Ji-Hyuk Kim

Ma dove stava andando Matthew Cuthbert? E perché? Si fosse trattato di un qualunque altro abitante di Avonlea la signora Rachel, mettendo abilmente insieme questo e quell’elemento, sarebbe riuscita a trovare una risposta soddisfacente a entrambe le domande. Ma Matthew usciva di casa così raramente che doveva essere qualcosa di veramente urgente e insolito a portarlo fuori. Era l’uomo più timido del mondo e detestava andare tra gente estranea o in posti in cui fosse costretto a parlare con qualcuno. Vedere Matthew col colletto bianco e sul calesse era un evento raro. La signora Rachel, per quanto ci pensasse, non trovava una risposta e questo le rovinò il divertimento pomeridiano. “Andrò ai Tetti Verdi dopo l’ora del tè e chiederò a Marilla dove è andato Matthew, e perché”, concluse infine quella rispettabile donna, “Lui non va spesso in città in questo periodo dell’anno e non va mai a trovare nessuno. Se avesse finito i semi di rapa non avrebbe preso né il vestito buono né il calesse per andare a prenderne altri. Andava lentamente, perciò non stava andando a chiamare il dottore. Eppure da ieri sera dev’essere successo qualcosa, altrimenti non sarebbe partito. Sono veramente perplessa, non avrò un minuto di pace fino a quando non avrò scoperto cos’è stato, oggi, a portare Matthew Cuthbert fuori da Avonlea.”

Perciò dopo il tè la signora Rachel uscì, ma non dovette andare lontano: la grande casa dove vivevano i Cuthbert, coperta da rampicanti e circondata da frutteti, distava a meno di un quarto di miglio dalla valle dei Lynde. A dir la verità il lungo viale d’accesso la faceva sembrare parecchio più distante. Il padre di Matthew Cuthbert, timido e silenzioso come il figlio, quando aveva costruito la casa l’aveva posta il più lontano possibile dall’umanità, pur senza entrare nel bosco. La fattoria dei Tetti Verdi era stata costruita sul lato più estremo della proprietà ed era ancora lì, a stento visibile dalla strada principale lungo la quale sorgevano le altre, più socievoli, case di Avonlea. Secondo la signora Rachel vivere lì non era veramente vivere. “È solo stare da qualche parte, ecco cos’è”, si disse mentre entrava nel vialetto erboso, profondamente solcato e bordato da cespugli di rose bianche selvatiche, “Non mi sorprende che Matthew e Marilla siano un po’ strani, visto che vivono tanto lontano. Gli alberi non sono di compagnia, anche se qui ce ne sono chissà quanti. Io preferisco stare con la gente, ma se quei due sembrano felici così forse ci sono abituati. Un corpo può abituarsi a qualsiasi cosa, anche a essere impiccato, come diceva l’Irlandese.”

Così dicendo la signora Rachel abbandonò il vialetto ed entrò nel cortile dei Tetti Verdi. Un cortile verde, pulito e ordinato, fiancheggiato da un lato da grandi, venerabili salici e dall’altro da compassati pioppi. Non c’era una una pagliuzza o un sassolino fuori posto, se ci fosse stato la signora Rachel l’avrebbe notato. Tra sé e sé pensava che Marilla Cuthbert spazzasse il cortile assiduamente quanto la casa. Si sarebbe potuto mangiare per terra, tanto era tutto pulito. La signora Rachel bussò vivacemente alla porta della cucina, e quando le venne risposto d’accomodarsi entrò. La cucina dei Tetti Verdi era un ambiente allegro, anzi, sarebbe stato un ambiente allegro se non fosse stato così penosamente pulito, tanto da dare l’impressione di un salotto mai usato. Le finestre davano a est e a ovest. Da quella che dava a ovest, affacciata sul cortile, entrava un caldo fascio di sole estivo. Quella a est, da cui si intravvedevano il ciliegio in fiore del frutteto a sinistra e snelle betulle che ondeggiavano sulla riva del ruscello, era coperta dalle verdi ombre della vite rampicante. Qui sedeva, quelle rare volte in cui si metteva a sedere, Marilla Cuthbert, sempre piuttosto sospettosa verso quel sole che le pareva troppo frivolo e irresponsabile per una cosa seria come il mondo. Come adesso, che era seduta a sferruzzare. Dietro di lei la tavola era già apparecchiata per la cena. Ancor prima di avere richiuso la porta, la signora Rachel aveva già preso mentalmente nota di tutto quello che c’era sul tavolo. C’erano tre piatti, e questo significava che Marilla stava aspettando che qualcun altro arrivasse assieme a Matthew. Ma erano piatti di tutti i giorni e c’erano un solo vasetto di confettura di mele selvatiche e un solo tipo di dolce, e questo significava che l’ospite atteso non era qualcuno di riguardo. E allora perché il colletto bianco di Matthew e la cavalla saura? La signora Rachel era davvero confusa da questo insolito mistero ai Tetti Verdi, che generalmente era un posto tranquillo e niente affatto misterioso.

Anne of Green Gables

Illustrazione © Ji-Hyuk Kim

“Buona sera, Rachel”, disse Marilla, sbrigativa, “è una splendida serata, vero? Accomodati. Come state da voi?” Qualcosa che, in mancanza d’altre parole, può essere chiamata amicizia, esisteva e c’era sempre stata tra Marilla Cuthbert e la signora Rachel, nonostante, o forse proprio per questo, fossero tanto diverse. Marilla era una donna alta e magra, tutta angoli e niente curve; i suoi capelli scuri avevano qualche striscia grigia ed erano sempre avvolti in una stretta e piccola crocchia sulla quale erano aggressivamente infilzati due spilloni metallici. Sembrava una donna dalla scarsa esperienza e dalla inflessibile coscienza, e lo era; ma qualcosa attorno alla sua bocca la salvava, qualcosa che se fosse stata meglio sviluppata avrebbe potuto diventare senso dell’umorismo. “Stiamo tutti abbastanza bene”, disse la signora Rachel, “ma ho temuto che tu non stessi bene, quando ho visto Matthew partire oggi. Ho pensato che avessi bisogno di un dottore.” Le labbra di Marilla si contrassero visibilmente. Stava aspettando la signora Rachel, sapeva che l’inesplicabile passeggiata di Matthew era troppo per la curiosità della vicina. “Oh, no, io sto bene, anche se ieri ho avuto un brutto mal di testa”, disse,”Matthew è andato a Bright River. Prendiamo un ragazzino dall’orfanotrofio di Nova Scotia, arriva col treno di stasera.” Se Marilla avesse detto che Matthew era andato a Bright River per incontrare un canguro australiano, la signora Rachel non avrebbe potuto essere più sbalordita. In effetti ammutolì per cinque secondi. Era impensabile che Marilla stesse scherzando, ma lei fu costretta a pensarlo. “Parli seriamente, Marilla?”, domandò quando le tornò la voce. “Ma certo!”, disse Marilla, come se ricevere ragazzini dall’orfanotrofio di Nova Scotia fosse parte dei normali lavori primaverili di ogni ordinata fattoria di Avonlea e non una novità mai vista. La signora Rachel sentì d’aver ricevuto un forte choc. Pensava perfino coi punti esclamativi. Un ragazzino! Tra tanta gente Marilla e Matthew Cuthbert adottavano un ragazzino! Da un orfanotrofio! Be’, il mondo andava davvero al contrario! Dopo questo più nulla l’avrebbe sorpresa! Nulla! “Cosa mai ti ha fatto venire in mente una simile idea?”, domandò con disapprovazione. “Be’, ci abbiamo pensato un po’… tutto l’inverno, a dire il vero”, rispose Marilla, “La signora Alexander Spencer è stata qui il giorno prima di Natale e ha detto che in primavera avrebbe preso una ragazzina dall’orfanotrofio di Hopeton. Sua cugina vive lì, la signora Spencer l’ha visitato e sa tutto di queste cose. Così Matthew e io ne abbiamo parlato da allora. Abbiamo pensato di prendere un ragazzino. Matthew sta invecchiando, ha già sessant’anni e non è più agile come un tempo. Il cuore gli da parecchi problemi. Tu sai quanto sia terribilmente difficile trovare qualcuno da prendere a servizio. Ci sono solo quegli stupidi, immaturi ragazzini francesi e appena riesci a beccarne uno e a insegnargli qualcosa lui se ne va a inscatolare aragoste oppure negli Stati Uniti. All’inizio Matthew aveva proposto di prendere un ragazzino, ma io avevo negato fermamente: ‘Magari sono bravi, non dico di no, ma non voglio trovatelli di Londra, qui’, ho detto, ‘almeno prendiamo qualcuno del posto. Ci sarà sempre un rischio, chiunque prendiamo. Ma mi sentirei più a mio agio e dormirei meglio la notte se prendessimo uno nato qui in Canada.’ Così alla fine decidemmo di chiedere alla signora Spencer di scegliercene uno quando andava a prendere la sua bambina. Abbiamo saputo che andava la settimana scorsa così, tramite i parenti di Carmody di Richard Spencer, le abbiamo mandato a dire di portarci un bambino sveglio e adatto di dieci o undici anni. Abbiamo pensato che fosse l’età migliore, grande abbastanza da rendersi utile nelle faccende e giovane abbastanza da poterlo educare a dovere. Intendiamo dargli una casa e un’educazione. Oggi c’è arrivato un telegramma dalla signora Alexander Spencer, il postino l’ha portato dalla stazione, diceva che arrivavano stasera col treno delle cinque e mezza. Così Matthew è andato a Bright River a prenderlo. La signora Spencer lo lascerà lì perché poi, ovviamente, deve proseguire per le Sabbie Bianche.” La signora Rachel si vantava di essere una che dice sempre quello che pensa e ora si preparò a parlare dopo aver regolato le sue capacita mentali su questa notizia sconvolgente.

Anne of Green Gables

Illustrazione © Ji-Hyuk Kim

“Be’, Marilla, ti dico chiaramente che stai facendo una grossa, sciocchezza. Una cosa rischiosa, ecco. Tu non sai chi prenderai con te. Porti un ragazzino in casa, nella tua casa, senza sapere nulla di lui, né il suo carattere, né chi siano i suoi genitori, neppure cosa potrebbe diventare. Proprio la settimana scorsa ho letto sul giornale di un uomo e di sua moglie, nella zona ovest dell’Isola, che avevano preso un ragazzino dall’orfanotrofio e lui nottetempo ha dato fuoco alla casa… di proposito, Marilla, quasi li bruciava nei loro letti. E so un altro caso di un bambino adottato che aveva il vizio di succhiare le uova, non sono riusciti a toglierglielo. Marilla, se tu avessi chiesto il mio consiglio, cosa che non hai fatto, ti avrei detto, per amor del cielo, di toglierti dalla testa un’idea simile, ecco tutto.”

Questa paternale non offese né allarmò Marilla, che continuò a sferruzzare. “Non nego che ci sia del vero in quel che dici, Rachel. Mi sono fatta degli scrupoli anch’io. Ma Matthew è terribilmente deciso, è evidente, perciò mi sono arresa. È così raro che Matthew sia tanto deciso su qualcosa che quando succede penso sia mio dovere dargliela vinta. E per i rischi, ci sono rischi praticamente in tutto ciò che i ragazzini fanno a questo mondo. C’è rischio anche ad avere figli propri, se viene fuori che… non vengono fuori bene. E poi Nova Scotia è proprio vicino all’Isola, non è come se lo prendessimo dall’Inghilterra o dagli Stati Uniti. Non può essere tanto diverso da noi.” “D’accordo, spero che vi vada tutto bene”, disse la signora Rachel con un tono che indicava chiaramente i suoi penosi dubbi, “Ma non dire che non t’ho avvisata se brucerà i Tetti Verdi o metterà la stricnina nel pozzo… ho sentito il caso di un bambino adottato dall’orfanotrofio, a New Brunswick, che l’ha fatto e tutta la famiglia è morta fra atroci sofferenze. Solo che in quel caso era una femmina.” “Be’, noi non prendiamo una femmina”, disse Marilla, come se avvelenare pozzi fosse un’attività prettamente femminile e quindi da non temere con i maschietti, “Non mi sognerei mai di portare qui una bambina. Mi meraviglio che la signora Alexander Spencer l’abbia fatto. Ma sai, lei adotterebbe tutto l’orfanotrofio se le passasse per la mente di farlo.”

La signora Rachel si sarebbe fermata volentieri ad aspettare che Matthew tornasse col suo orfano d’importazione. Ma visto che ci volevano ancora due ore, decise di andare su da Robert Bell a raccontare la novità. Avrebbe certo fatto colpo come nessun’altra, e la signora Rachel amava molto far colpo. Così se ne andò e Marilla ne fu in un certo senso sollevata, perché sentiva i dubbi e le paure riaccendersi sotto l’influenza del pessimismo della signora Rachel. “Questa è veramente grossa”, esclamò la signora Rachel quando fu lontana sul sentiero, “Mi pare quasi di sognare. Oh, mi spiace per quel poveretto. Matthew e Marilla non sanno nulla di bambini e si aspettano che questo sia più saggio e disciplinato di suo nonno, se mai l’ha avuto un nonno, cosa di cui dubito. È inquietante pensare a un bambino ai Tetti Verdi. Non ce ne sono mai stati, Matthew e Marilla erano già grandi quando è stata costruita la casa nuova… se mai quei due sono stati bambini. A guardarli è difficile crederlo. Non vorrei mai essere al posto di quell’orfano, poveretto.” Così, dal profondo del cuore, la signora Rachel parlò al cespuglio di rose. Ma se solo avesse potuto vedere il bambino che in quel momento aspettava pazientemente alla stazione di Bright River, la sua pietà sarebbe stata ancora maggiore.

Testo originale: Anne of Green Gables

 

Anne of Green Gables

Illustrazione © Ji-Hyuk Kim

 

Anne of Green Gables

Illustrazione © Ji-Hyuk Kim

 

Anna dai capelli rossi

Illustrazione © Ji-Hyuk Kim

 

Anne of Green Gables

Illustrazione © Ji-Hyuk Kim

Anne of Green Gables

Illustrazione © Ji-Hyuk Kim

 

*** Le illustrazioni di questo post sono © Ji-Hyuk Kim ***

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Calendario Incipit 2016 Febbraio

Calendario 2016 free download: FEBBRAIO

Calendario 2016 free download: FEBBRAIO

Ecco il file da scaricare e stampare per il Calendario 2016 free download, il mese di FEBBRAIO!

La citazione era quasi d’obbligo: Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, perfetta per il mese di San Valentino 🙂

E per chi volesse leggerne di più, qui c’è parte del primo capitolo!

Calendario 2016 free download: FEBBRAIO

Calendario 2016 free download: FEBBRAIO

 

Calendario 2016 free download: FEBBRAIO

Per chi non sapesse di cosa parla questo benedetto romanzo, che tanto ha ispirato registi, illustratori, artisti e sognatori di tutto il mondo, ecco un estratto della trama, direttamente da Wikipedia 😉

La famiglia Bennet è composta dai coniugi Bennet e dalle loro cinque figlie: Jane, Elizabeth (per gli amici Lizzy), Mary, Catherine (detta anche Kitty) e Lydia. L’obiettivo rimasto alla signora Bennet, vista la mancanza di un figlio maschio che possa ereditare la loro tenuta di Longbourn nell’Hertfordshire, è quello di vedere sposata almeno una delle sue figlie prima possibile. La signora Bennet è una donna frivola mentre il signor Bennet è un uomo intelligente, sarcastico e imprevedibile. È tuttavia affezionato a Jane e soprattutto a Elizabeth, ragazza di carattere assennato e ragionevole.

Quando un ricco scapolo, il signor Bingley, si trasferisce a Netherfield, una bella dimora in affitto nelle vicinanze, la signora Bennet freme affinché le figlie gli vengano presentate quanto prima e prega il marito di presentarsi a porgere i propri omaggi al nuovo vicino. È sua precisa intenzione, infatti, quella di combinare un matrimonio tra il signor Bingley e una delle figlie e non vuole correre il rischio di vederselo accaparrato da qualche altra vicina. Il signor Bennet, nonostante l’apparente reticenza, si presenta al nuovo arrivato, ma le figlie hanno il piacere di incontrare Bingley solo durante il ballo dato da Sir Lucas, vicino di casa dei Bennet, dove finalmente le graziose ragazze possono essere oggetto dell’ammirazione del giovane. Il signor Bingley è giunto a Netherfield in compagnia delle sue due sorelle, Caroline e la signora Hurst, del marito di quest’ultima e del suo più caro amico, il signor Darcy. Bingley è cortese e socievole e si attira subito le simpatie della compagnia, è inoltre immediatamente palese la sua grande ammirazione per la maggiore delle signorine Bennet (Jane). Al contrario, Darcy rimane in disparte, si rifiuta di ballare con le signorine che non conosce e non mostra alcun interesse nel voler coltivare amicizie con membri della compagnia. A causa di questo suo comportamento, viene subito tacciato come un uomo orgoglioso e altero, e ai presenti non basta il pensiero della sua grande ricchezza per dimenticare la grande antipatia che Darcy ha suscitato in loro. Durante il ballo Elizabeth viene definita da Darcy “Appena passabile ma non abbastanza bella da tentarmi”. Elizabeth lo sente e, pur mostrando ironia per l’accaduto, lo prende in antipatia…

Cerchi la copertina del Calendario Incipit 2016? Clicca qui!

Calendario Incipit

Calendario 2016 free download: “Incipit” (Copertina+Gennaio)

Calendario 2016 free download

“Incipit”

{Copertina + Gennaio}

Calendario 2016 free download

Buon 2016! Anche quest’anno arriva il calendario in free download firmato The Art Diary ❤

Per rimanere in tema con la “rubrica” mensile dedicata agli Incipit che più mi hanno colpito (la trovate qui) ho deciso di dedicare il calendario di quest’anno proprio agli “inizi letterari”. Ogni mese sarà abbinato ad una frase più o meno famosa, dalla quale sono nati romanzi, novelle o saggi che ho letto e amato.

Gli Incipit del calendario non corrisponderanno automaticamente a quelli che tratterò ogni mese sul blog ma saranno un ulteriore… spunto per l’immaginazione (Spoiler Alert: questa frase contiene un importante indizio per scoprire quale sarà il primo Incipit del 2016 😀 ), come frasi motivazionali o ispiratrici dalle quali far nascere riflessioni, viaggi mentali o, perché no, anche solo un sorriso.

Calendario 2016 free download

GennaioNote del Guanciale (Makura no sōshi) di Sei Shōnagon

Per il mese di Gennaio ho scelto l’Incipit di un libro che ho amato tantissimo durante i miei anni universitari, uno di quei volumi corposi e spessi che riempiono le giornate – e nottate – degli studenti del primo anno di letteratura giapponese, il Makura no sōshi (Note del Guanciale) di Sei Shōnagon (清少納言), dama di corte vissuta nel periodo Heian (7941186), forse uno dei momenti storici migliori per la produzione letteraria nipponica. E’ di questo periodo infatti anche il Genji Monogatari, un capolavoro che è anche ritenuto il primo romanzo della letteratura giapponese e mondiale.

Il Makura no sōshi appartiene al genere letterario degli zuihitsu (“appunti”o “miscellanee”) ed è una raccolta di riflessioni, pensieri, stati d’animo, stralci di diario scritti con grande acume, sensibilità e poesia che ha il pregio di averci tramandato un variopinto quadro della vita quotidiana di corte del periodo d’oro dell’Impero giapponese. (Per chi volesse approfondire, ecco cosa ne dice Wikipedia)

Mi piace molto l’idea di avere davanti a me, ogni giorno, questa frase iniziale così delicata e poetica:

 

L’aurora a primavera: si rischiara il cielo sulle cime delle montagne, sempre più luminoso, e nuvole rosa si accavallano snelle e leggere.
 D’estate, la notte: naturalmente col chiaro di luna; ma anche quando le tenebre sono profonde.
È piacevole allora vedere le lucciole in gran numero rischiarare volando l’oscurità, oppure distinguere solo le luci di alcune di loro.
Anche quando piove, la notte ha un suo fascino.

 

Sebbene i riferimenti al mondo esterno, il cielo, le nuvole, gli alberi in fiore, siano un cliché nella letteratura giapponese la lingua, così ricca di espressioni delicate e vive, non rende mai monotone queste descrizioni che con pochi cenni, come rapide e soffici pennellate, dipingono davanti ai nostri occhi un panorama immaginario degno di un mondo di sogno.

Se qualcuno si fosse incuriosito e volesse leggere Note del Guanciale lo trova qui. Buon mese di Gennaio a tutti!  

 

anna

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Guida ai regali di Natale episodio 1: il feltro

Guida ai regali di Natale fatti a mano: il FELTRO

Guida ai regali di Natale.

{Episodio 1: il Feltro}

Avere un negozio su Etsy significa trascorrere tante ore sul sito per fare promozione e inevitabilmente si finisce col perdersi in un mondo fantastico fatto di creatività, materie prime originali e ispirazione che messe insieme da mani esperte si trasformano in oggetti veramente unici.

Dal momento che sono un’appassionata di tutto ciò che è naturale e una grande sostenitrice del fatto a mano ho pensato di creare una personale Guida ai regali di Natale fatti a mano includendo alcuni tra le centinaia di oggetti che su Etsy mi tentano quotidianamente (cercando di non cedere e comprarli tutti 🙂 ).

La Guida sarà suddivisa per categorie, inizio oggi con il feltro e nello specifico con: miniature di animaletti, fiori, cappelli e borse. Enjoy!

Animaletti

E che lo dico a fare, li amo! Sono piccoli (alcuni nemmeno poi tanto), soffici e deliziosi, fatti apposta per incantare grandi e piccini 🙂 Io poi che ho una passione smodata per i roditori in generale sono letteralmente innamorata dei topini e dei coniglietti, semplicemente li adoro! Eccone una selezione, ma cercando felted animals nel motore di ricerca interno di Etsy sicuramente ne troverete tanti altri ugualmente belli. 🙂

 

Fiori

Non c’è inverno che si rispetti senza un fiore di feltro applicato su un cappotto, una sciarpa o un cappello! Questi fatti a mano e decorati con foglie e pistilli sono davvero bellissimi, fatevi un giro alll’interno dei diversi shop perché la maggior parte ha in vendita anche collane, sciarpe e altri accessori simpatici 😉

 

Cappelli

Esiste forse qualcosa di più affascinante di un elegante cappello in feltro, con la sua aria misteriosa e noir? Certo, un cappello in feltro fatto a mano! 🙂

Anche qui c’è da sbizzarrirsi, tra modelli classici alla Borsalino, baschi e chicchissimi cappelli da cocktail fino ai fascinators più stravaganti e creativi. Basta dare uno sguardo e subito si viene rapiti nel vortice della cappellomania 🙂

 

Borse

Le borse in feltro sono un must dell’inverno! Il solo vederle mi mette allegria, che siano coloratissime o più sobrie e monocromatiche, per me è subito Natale. E poi ce n’è davvero per tutti i gusti, dalle più giocose, decorate con frutta e fiori, alle più rigorose e serie per le irriducibili del black look! ❤

 

PS: Non dimenticare di passare a trovarmi, ci sono anche io su Etsy! 😉

anna

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calendario parigi 2016 nuvola print shop

Calendario 2016 Paris Wanderlust in Black & White (e uno sconto!)

2016pariscalendarcover

{Calendario 2016 Paris Wanderlust in Black & White}

by Nuvola Print Shop

Ecco finalmente la novità di quest’anno per il mio shop: il Calendario 2016 Paris Wanderlust in Black & White!

Devo ammettere che ne sono fiera, anzi, orgogliosa 😀

Vederlo qui stampato in tutto il suo splendore è davvero una soddisfazione perché oltre ad amare particolarmente queste fotografie sono felice della resa grafica, della stampa e dei font utilizzati. Insomma, lo amo! ♥

Le fotografie sono quelle scattate durante la mia breve fuga a Parigi a dicembre dello scorso anno (ne ho parlato qui e qui) e devo dire che in bianco e nero sono davvero intense. Credo che esprimano tutta l’eleganza e la maestosità della Ville Lumière lasciando il giusto spazio all’immaginazione, pur senza colori (così come piace a me  🙂 )

Il Calendario 2016 Paris Wanderlust è formato da 12 fogli sciolti (non rilegati) più la copertina (quella con la Torre Eiffel con la testa tra le nuvole) ed esiste in due formati, 13x18cm e 20x30cm, entrambi stampati su carta da 300gr/mq con finitura matte.

Questi calendari sono adorabili se esposti su un mini cavalletto in legno o perfetti per essere attaccati al frigo con una calamita, ma l’ideale per me resta la cornice! Se non hai mai provato ad incorniciare un calendario allora devi assolutamente, è come racchiudere in una cornice un pezzo dell’arredamento, un promemoria, un calendario e un invito a viaggiare, perché la voglia di Parigi è una sensazione così romantica che fa sognare 🙂

Paris Wanderlust, in poche parole!  ♥

calendario 2016 paris wanderlust

Calendario 2016 Paris Wanderlust by Nuvola Print Shop

paris wanderlust 2016

Calendario 2016 Paris Wanderlust by Nuvola Print Shop

calendario parigi 2016

Calendario 2016 Paris Wanderlust by Nuvola Print Shop

calendario parigi 2016 nuvola print shop

Calendario 2016 Paris Wanderlust by Nuvola Print Shop

Il mio Calendario 2016 Paris Wanderlust ti ha conquistata?

Usa il Codice ARTDIARY16 al checkout su Etsy

e avrai il 10% di sconto sul tuo acquisto!

 

*** Tutte le foto di Parigi sono state scattate con una Canon EOS 6D ***
*** Le stampe di Parigi sono in vendita nel mio shop Nuvola Print Shop ***
*** Tutte le immagini di questo post sono © Anna J Sergio ***

anna

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Vera la Topina e le illustrazioni di Marjolein Bastin

Vera la Topina e le illustrazioni di Marjolein Bastin

Vera la Topina

{Vera la Topina e le illustrazioni di Marjolein Bastin}

“E’ possibile che un giorno, mentre passeggi in campagna, ancora prima di scorgere la Casetta Blu nascosta nei boschi, tu senta l’odore dei biscotti appena sfornati, allora saprai di essere arrivato. E’ la casa di Vera la Topina, del suo cane Saar e della sua bambolina a forma di topo di nome Dolly. Prego, entra. Qui gli amici sono sempre i benvenuti, ma sarà tuo dovere divertirti, raccontare qualche novità e portare con te tanti sorrisi quando andrai via. E mi raccomando, assicurati di avere spazio a sufficienza per i famosi pancakes di Vera!”

Vera la Topina

Questo è quanto si legge sul sito di Marjolein Bastin, illustratrice di origine olandese che ha dato vita a Vera The Mouse, indaffarata roditrice abitante della casetta blu nascosta tra gli alberi, sempre pronta a preparare ottimi pancakes, realizzare soffici e calde sciarpe lavorando alacremente a maglia, offrire un tè e una fetta di torta alle fragole a tutti gli amici che andranno a farle visita.

Il mondo incantato di Vera sembra prendere vita davanti ai nostri occhi, felici di perdersi nei minuziosi dettagli dei disegni, in quei piccoli deliziosi particolari che si nascondono qua e là nella scena rendendola realistica e fantastica al tempo stesso.

Vera la Topina

Marjolein ha trascorso l’infanzia distesa a pancia in giù nel suo giardino, intenta a scrutare un mondo che ai più passa inosservato ma che “più osservi da vicino e più cose rivela”.

Il suo universo era quello del sottobosco, popolato di insetti e piccoli animali che diventavano sempre più familiari, intenta com’era nell’osservarli con scrupolosa attenzione. Ben presto ebbe voglia di condividere la sua passione per questo mondo segreto e per farlo iniziò a disegnare ciò che vedeva ogni giorno davanti ai suoi occhi di bambina. In seguito, una volta cresciuta e diplomatasi all’Accademia di Belle Arti, furono gli sconfinati paesaggi americani – e quei piccoli fantastici dettagli segreti che nascondevano – a darle l’ispirazione per la sua carriera di illustratrice della natura.

Vera la Topina e le illustrazioni di Marjolein Bastin

Inutile dire che io che adoro tutti i roditori sono rimasta incantata da questa topina così graziosa, con i suoi vestitini da signora per bene, i mille gomitoli sparsi intorno a lei e i vari biscottini, fiori e fragole che popolano il suo mondo delizioso.

Questi disegni, oltre a sapere di infanzia, creano delle vere e proprie magie, più li si guarda e più sembra di trovarcisi dentro, e più sembra di trovarcisi dentro più si inizia a sentire il profumo delle margheritine, il sapore del tè, il gusto delle fragole e la fragranza dei biscotti appena usciti dal forno…

L’importante è trovare il giusto sentiero nel bosco e il gioco è fatto: ecco la Casetta Blu, si entra nella favola 🙂

Vera la Topina

Vera la Topina

Vera la Topina

Vera la Topina

Vera la Topina

Vera la Topina

Vera la Topina

Vera la Topina e le illustrazioni di Marjolein Bastin

Vera la Topina

Vera la Topina

Vera la Topina e le illustrazioni di Marjolein Bastin

Vera la Topina e le illustrazioni di Marjolein Bastin

Vera la Topina e le illustrazioni di Marjolein Bastin

Le immagini di questo post sono © Marjolein Bastin

anna

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La Leggenda del Ponte dell'Arcobaleno

La Leggenda del Ponte dell’Arcobaleno

La Leggenda del Ponte dell’Arcobaleno l’ho letta per la prima volta un paio di anni fa, postata in un gruppo di Facebook da un’amante degli animali ad un utente che aveva da poco perso il suo amato amico peloso e non si dava pace per la sua perdita. Ne rimasi folgorata. Il testo, che sicuramente potrà sembrare stucchevole a chi non ha mai vissuto un momento così triste come la perdita di un animaletto, ha tutta la forza della dolcezza, con poche parole colorate riesce a dare vita alle speranze quasi perse di chi ha tanta nostalgia del proprio amico che non c’è più. Io tuttora non riesco a leggerla senza commuovermi.
La trascrivo qui, e la dedico a tutti quelli, come me, che hanno una bellissimo gruppetto peloso in attesa lì sul Ponte 😉

Buona lettura 🙂

La Leggenda del Ponte dell'Arcobaleno

© Jim Warren

 

{La Leggenda del Ponte dell’Arcobaleno}

Si narra che tra la terra e il cielo esista un ponte meraviglioso chiamato “Ponte dell’Arcobaleno”.

All’inizio di questo Ponte c’è un luogo dove giungono tutti gli animali quando lasciano la Terra.

E’ un posto bellissimo in cui ci sono prati con erba sempre fresca e profumata, ruscelli che scorrono tra colline e alberi e i nostri animali possono correre e giocare liberamente tutti insieme. Qui trovano sempre il loro cibo preferito, l’acqua sempre fresca per dissetarsi e il sole splendente per riscaldarsi… e così i nostri cari amici sono felici e stanno bene: se in vita erano malati o vecchi adesso ritrovano salute e gioventù, se erano menomati o infermi qui ritornano ad essere sani e forti così come li ricordiamo nei nostri sogni di tempi ormai passati…

Ai piedi del Ponte Arcobaleno gli animali che abbiamo tanto amato stanno bene, eccetto che per una piccola cosa: sentono la mancanza della persona speciale che hanno lasciato sulla terra.

Capita, però, che qualche volta qualche animale si fermi all’improvviso ed inizi a scrutare l’orizzonte, oltre la collina: guarda, osserva, tutti i suoi sensi sono in allerta.  All’improvviso lascia il gruppo, i suoi occhi si illuminano e le sue zampe iniziano a correre velocemente…

Sei tu… sei stato visto… il tuo amico ti corre incontro e finalmente lo stringi di nuovo tra le braccia con grande gioia, accarezzi la sua amata testolina, il tuo viso è baciato ancora e ancora e i tuoi occhi incontrano i suoi, che tanto ti hanno cercato.

Adesso insieme potrete attraversare il Ponte dell’Arcobaleno per non lasciarvi mai più.

Autore ignoto

La Leggenda del Ponte dell'Arcobaleno

anna

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snoopy

Era una notte buia e tempestosa… (insomnia dixit)

snoopy

Era una notte buia e tempestosa…

(insomnia dixit)

…e no, non sto anticipando il post di Halloween o dedicando una pagina a Snoopy, per quanto ne meriti più di una senz’altro, ma sto scrivendo, ebbene sì, un post sull’insonnia, o meglio, insomnia, e quella misteriosa coincidenza che porta tutti i pensieri più creativi ad accumularsi di notte, in quella fase vaga tra veglia e sonno, quando per intenderci non sai bene se stai dormendo, sognando o sognando di dormire, e l’ultima cosa che hai voglia di fare è prendere una penna e un bloc-notes – perché ovviamente si presume che tu ne abbia uno sempre a disposizione sul comodino – e annotarti tutto quell’insieme di idee geniali/paranoie/allucinazioni creative che stanno lì lì sulla punta delle meningi quando tutto il resto del corpo è abbracciato a Morfeo e non ne vuole sapere di rispondere ai tuoi (immaginari) comandi.

Ecco. Perché succede così? Perché le cose migliori che tu possa mai immaginare di pensare, o pensare di immaginare, devono arrivare sempre nei momenti più improbabili? Perché questi benedetti pensieri creativi sopraggiungono quando hai tanta voglia di dormire trasformando una normale notte in una Notte Buia e Tempestosa?

E perché l’unica eccezione nota alla scienza è la doccia, altro celebre momento in cui il flusso creativo scivola copioso insieme all’acqua accarezzandoti il cervello e scorrendo via inesorabilmente con il doccia schiuma, lontano verso l’abisso marino, portandosi via con le bolle di sapone l’idea che avrebbe cambiato il  mondo/risolto la tua vita/portato a un post più interessante di questo?

Appunto. Perché?

Snoopy

 

Non lo so perché. Forse è un dispetto che ci fa la nostra stessa mente per vendicarsi dei vari film e paranoie che ci facciamo quotidianamente, forse è un meccanismo di difesa che il nostro subconscio mette in atto quando pensiamo che siamo senza speranza e non c’è luce in fondo al tunnel della sfiga, o forse semplicemente è una di quelle cose che ci spiegheremmo se utilizzassimo il nostro cervello in un percentuale maggiore di questo misero 10% che ci è concesso, ahinoi poveri esseri mortali.

Fatto sta che la maggior parte di noi di notte visualizza e concepisce idee geniali che muoiono ancora inesplorate svanendo in una spirale discendente verso il nulla appena ci addormentiamo. Alcune di queste idee riusciamo a ricordarle il giorno dopo, e chissà perché ci sembrano sempre meno geniali di quando ci sono fiorite nel cervello come un geranio a primavera, ma il più di esse è perso per sempre (sono sempre i migliori che vanno via prima, si sa).

Ordunque, io questa volta ho deciso di impegnarmi a portare a termine almeno un paio dei buoni propositi che mi si sono fatti avanti pieni di entusiasmo durante le ultime docce/fasi di sonno rem delle mie notti buie e tempestose e tra queste ci sono due nuove serie di post, una diventerà la categoria “Incipit“, e l’altra sarà dedicata al mio comodino che si farà disordinato portavoce visivo delle mie giornate squinternate.

Incipit raccoglierà appunto gli incipit letterari che più mi colpiscono, ne pubblicherò uno all’inizio di ogni mese e se qualcuno vorrà condividere con me il suo preferito sarà un piacere avviare uno scambio letterario 😀

I “post del comodino” avranno anch’essi cadenza mensile, nessuno li  leggerà ma almeno mi costringeranno a riordinare il comodino almeno una volta al mese. Spero.

Ma intanto, c’è qualcuno che ha risolto il problema delle idee geniali che finiscono nell’abisso dell’oblio? Quali sono i vostri momenti di Assalto Creativo Indesiderato? C’è qualcuno che riesce a ricordare e mettere in atto le genialate pre Morfeo? A proposito di Morfeo, lo vedete che gli uomini portano solo problemi?

Ai posteri l’ardua sentenza!

insonnia

* immagini dal web
anna

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DiscoDays

DiscoDays: tutti i colori della musica

musica

DiscoDays: tutti i colori della musica

Domenica 11 ottobre ho fatto un bagno nella musica! Al Palapartenope di Napoli c’è stato quel fantastico evento, mix di mercato del disco, mostra di rarità, concerti e atmosfera unica che è DiscoDays. Ci ero già stata in passato (ne ho parlato l’anno scorso in questo post) e devo dire che ogni anno l’emozione è la stessa: sentirsi accolti e abbracciati da migliaia di dischi di tutti i generi e su tutti i supporti è una sensazione che ricorda l’infanzia, è come tornare bambini in un gigantesco negozio di giocattoli, con la differenza che ognuno di questi pezzi è parte della storia e in molti casi ha una sua storia.

Quest’anno poi ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo i ricordi di Crystal Taylor, membro della crew dei Queen, ospite di QueenMuseum per i festeggiamenti dei 40 anni dall’uscita del magnifico A Night At The Opera. Conoscere qualcuno che è stato così vicino ai musicisti che mi hanno accompagnato per tutta la vita è stata una bella sorpresa 🙂

Come sempre sono rimasta affascinata dalle copertine, tante immagini, tanti volti, tante idee e ispirazioni che riflettono il passare del tempo e il cambiare dei tempi, tutte lì a far bella mostra di sé dagli espositori, come una vetrina per il tempo che è passato. E’ stato come trascorrere una giornata in un caleidoscopio coloratissimo fatto di luci e suoni di tutti i tipi, dal classico napoletano al classico dell’heavy metal, perché la musica ha diversi linguaggi ma di sicuro ce n’è per tutti e di tutte le età.

…Ma vi immaginate se la notte tutte quelle persone lì su quelle copertine si parlassero in segreto? Cosa si direbbero?

Mi piace pensare che si racconterebbero aneddoti improbabili, con le dive degli anni ’50 a simulare ritrosia e diniego alle storie delle rock band, con i Beatles a scuotere la testa e qualche jazzista che intona un assolo in lontananza.  🙂

Ma voi ve la immaginate Doris Day, con quella voce celestiale e quel visino angelico, ad ascoltare i racconti di Ozzy Osbourne, Slash e James Hethfield, tanto per citarne alcuni? Ci giurerei che sarebbero scene indimenticabili. 😉

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DiscoDays

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Crystal Taylor, membro della crew dei Queen, intervistato al Disco Days.

 

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Crystal Taylor, membro della crew dei Queen, intervistato al Disco Days.

 

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fiocco di neve

Criceti: alcune cose da sapere sei hai un criceto (o vuoi adottarne uno!)

 Hai un criceto? Ne vorresti uno? Ecco tutto quello che devi sapere per accogliere al meglio questo simpatico animaletto nella tua vita!

Criceti: alcune cose da sapere sei hai un criceto (o vuoi adottarne uno!)

Fiocco di Neve, il mio cricetino Winter White

Criceti: alcune cose da sapere sei hai un criceto (o vuoi adottarne uno!)

Io adoro i criceti, questi animaletti tenerissimi e buffi che somigliano a un piumino da cipria e si fanno voler bene molto più di quanto si possa immaginare.

I criceti sono molto diffusi come animali domestici, il più delle volte regalati ai bambini, che si incantano a guardarli correre sulla ruota per ore intere, purtroppo però le informazioni sulla loro gestione sono spesso poco corrette e non è raro che questi batuffoli vengano tenuti male da proprietari inconsapevoli, imprigionati tra sbarre strette di gabbie troppo piccole e alimentati con quello che per noi chiameremmo junk food.

Solitamente a dare informazioni sbagliate sui criceti sono proprio i negozianti, che li vendono in coppia (MAI tenere due criceti insieme, sono animaletti solitari e molto territoriali!), consigliano gabbie di dimensioni ridotte o un’alimentazione incompleta se non dannosa. Sul web poi circolando numerosi video in cui incauti ragazzini mostrano fieri come fare cose pericolosissime per questi animaletti, dal bagno a giochi da equilibrista, diffondendo ulteriore disinformazione e peggiorando la situazione.

Così è nata l’idea per questo post, per condividere la mia passione e per dare qualche informazione in più a chi volesse adottare un criceto ma non sa di cosa avrà bisogno per farlo vivere a lungo e godere della sua presenza in casa, perché anche un animaletto così piccolo può dare tanta gioia e mettere il buonumore.

Ecco quindi una guida concentrata su come ospitare nel modo migliore un criceto nella nostra casa e imparare a fare amicizia con lui (o lei).

criceti

Vediamo allora cosa possiamo fare per tenere al meglio questi piccoli e godere della loro dolcezza il più a lungo possibile!
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 ALLOGGIO: NON E’ VERO CHE ANIMALE PICCOLO = GABBIA PICCOLA

Lo so, il negoziante che ti ha venduto il tuo piccolo amico morbidoso ha detto che può stare benissimo in quella gabbietta così piccola e carina, con giusto un ripiano a grata, la ruotina colorata e il beverino.

Mai cosa fu più sbagliata!

Il criceto, pur essendo piccino e pesando pochi grammi, ha bisogno di spazio come tutti gli esseri viventi, deve poter correre all’interno della sua gabbia, deve poter scavare per limarsi le unghiette e poter giocare, deve avere insomma uno spazio vitale necessario al suo benessere.

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MA QUANTO DEVE ESSERE GRANDE LA GABBIA PER IL MIO CRICETO?

Se hai un criceto dorato la sua gabbia dovrà avere come dimensioni minime 80x50cm.

Se invece hai un criceto nano (solitamente nei negozi troviamo Winter White, Campbell e Roborovskij), dovrai offrirgli una gabbia che rispetti le misure minime di 60x40cm. Naturalmente, più grande è la gabbia meglio sarà per il cricio (e per te che avrai un animaletto sano e sereno!)

La gabbia va poi allestita con una ruota (obbligatoria!), una casetta, meglio se senza fondo, tanta lettiera in cui scavare, dei tubi (vanno bene anche i rotoli vuoti dello scottex), il beverino e le ciotoline per il cibo secco e per la verdura. Ma di questo ne parliamo meglio dopo.

E’ bene poi fargli fare ogni giorno una passeggiata fuori dalla gabbia, in modo particolare ai dorati, in una stanza senza cavi elettrici, tende su cui il piccolo possa arrampicarsi (e poi cadere) e spazio tra mobili dove nascondersi (e poi far impazzire te per recuperarlo 😀 ).

Solitamente nei negozi troviamo gabbie molto piccole e non adatte, meglio dare un’occhiata a questo sito e a quest’altro che hanno un buon assortimento di gabbie delle giuste dimensioni 😉

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GABBIA, BOX O TERRARIO?

La gabbia è forse la soluzione più comune e diffusa, è fondamentale però rispettare alcune regole base per garantire il benessere del nostro animale. La prima regola da seguire riguarda le dimensioni che, come detto prima, devono essere di almeno 60x40cm per un criceto nano e 80x50cm per un dorato. MAI scendere al di sotto di queste misure!

Fai attenzione che la gabbia che scegli non abbia le grate sulla base (ma di solito solo le gabbie piccole e inadatte le hanno), che il ripiano non sia a grata (altrimenti come fa il criceto a camminarci su? 🙂 ) e che la scaletta che porta al ripiano sia piena o che i pioli siano sufficientemente distanti, per evitare che il piccolino si spezzi una zampina tra un piolo e l’altro.

Questa è una buona gabbia a prezzo contenuto e delle dimensioni ottimali, mentre questo è invece è un buon habitat.

Se hai un budget limitato e non puoi permetterti una gabbia costosa una buona alternativa temporanea consiste nell’allestire un box in plastica come questo dell’Ikea, attenzione però a dove lo posizionate se in casa c’è anche un gatto o un cane, è fondamentale che altri animali non si avvicinino al criceto!

Si può poi optare per un bellissimo terrario, magari riadattando un acquario in disuso, purché delle dimensioni adatte e allestito con almeno un ripiano, tanta lettiera in cui poter scavare (almeno 5 cm), vaschetta con sabbia per cincillà per pulirsi il pelo, ruota, beverino e ciotoline per la pappa.

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E DOVE LO METTO?

La gabbia, il box o il terrario vanno posizionati in una stanza tranquilla, lontano dalla luce diretta di balconi e finestre (e lontano anche dagli spifferi!) lontano da tv e computer e lontano anche dalla cucina, perché gli odori forti del cibo potrebbero disturbare i loro nasini sopraffini. Che tipetti, eh? 🙂

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Pepe, il cricetino Roborovskij di Viviana, nel suo terrario

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ALIMENTAZIONE: IL CRICETO NON VIVE DI SOLI SEMI DI GIRASOLE!

Come tutti gli altri animali anche i criceti hanno bisogno di un’alimentazione completa che comprenda cibo secco (semi, cereali, legumi, poca frutta secca) e fresco (verdura e poca frutta) e che NON comprenda conservanti e coloranti chimici (quindi NO a tutti i mangimi che includono non ben identificate crocchette verdi, gialle o arcobaleno 🙂 ).

Se vuoi dare al tuo criceto un mangime in scatola, una buona soluzione è questo per i criceti nani o la sua versione per criceti dorati, da dare insieme alla verdura quotidiana – lavata, asciugata e non fredda di frigo! – e frutta due volte a settimana.

Se invece vuoi preparare un mix casalingo, che è la mia scelta preferita, avrai bisogno degli ingredienti che trovi in questa lista che puoi stampare e portare con te quando vai a fare la spesa! 🙂  Oppure, se preferisci, puoi consultare questo articolo che riporta diverse informazioni interessanti.

Attenzione!!!

Se, pensando di fare una buona cosa, hai comprato al tuo piccino gli stick multicereali, magari arricchiti di frutta, butta tutto! Questi snack, oltre ad essere ipercalorici, sono pieni di miele che, per quanto buono, è troppo dolce per i criceti (anche loro possono ammalarsi di diabete, occhio!) e rischia di restare appiccicato alle loro tasche guanciali, quindi evitali come la peste! 😀

(Cosa sono le tasche guanciali? Leggi qui! 😉 )

Un’altra cosa inutile se non dannosa che solitamente si trova in vendita tra gli alimenti sono le rotelline di sali minerali che dovrebbero aiutare il criceto a limarsi i denti, se nella gabbia ci sono oggetti di legno che possano essere rosicchiati e il criceto mangia i suoi semini non è necessario utilizzare altri”integratori”.

Criceti: alcune cose da sapere sei hai un criceto (o vuoi adottarne uno!)

La mia Nuvola nella sua ruota di legno ❤

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CASA & CO: MA NELLA GABBIA, CHE CI METTO?

La gabbia è il posto dove i nostri criceti trascorrono la maggior parte della loro vita, è bene quindi assicurarsi che sia adatta a loro, sicura, che non corrano nessun rischio e che abbiano la possibilità di giocare e divertirsi. Ma quindi, nella gabbia che ci metto?? 🙂

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 LA LETTIERA

Come detto prima, nella gabbia, box o terrario è fondamentale che ci sia tanta lettiera, ma proprio tanta, minimo 5/6 cm, per permettere al piccolo di scavare e costruirsi tunnel sotterranei in cui nascondersi, fare scorte di cibo e anche dormire 🙂

Un’ottima lettiera è questa di canapa, antiacaro e antibatterica, non fatevi spaventare dal pacco gigante (e pesante!), per un prezzo più che conveniente avrete una scorta per un anno intero 😉

Un’alternativa un po’ più costosa è questa di lino, l’importante in ogni caso è che la lettiera per il vostro cricetino sia depolverizzata, non dura (i pellets ad esempio sono sconsigliati perché fanno male alle zampette) e assolutamente inodore (no categorico a prodotti profumati al limone o contenenti altre schifezze chimiche!).

Personalmente mi trovo molto bene con la lettiera in canapa, alla quale aggiungo uno strato di questa e, a volte, anche un po’ di questa in fibre di cellulosa da coltivazione biologica 🙂

ATTENZIONE!!! La lettiera per gatti non è adatta ai criceti!

Sopra la lettiera puoi mettere anche un bello strato di fieno, che aiuta a sostenere le gallerie sotterranee che i criceti amano costruire nella lettiera 🙂

criceti

La mia Nuvola che fa capolino dalla sua tana nel fieno

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LA CASETTA (MEGLIO SE SENZA FONDO)

I criceti amano scegliere dove farsi il nido – non necessariamente nella casetta – e per renderlo più confortevole possiamo mettere a disposizione striscioline di carta casa NON colorata e NON profumata che loro si divertiranno a fare a pezzetti e trasformare in un nido soffice e accogliente 🙂 Attenzione però a non utilizzare MAI il cotone (ovatta), anche quello cosiddetto “specifico per roditori”, perché a lungo andare fa dei filamenti che potrebbero attorcigliarsi alle zampette causandone il blocco della circolazione o fratture, con tutte le conseguenze che potete immaginare, o perché se ingerito può rimanere nella tasche guanciali o causare strozzamento. Meglio evitare rischi e usare tanta carta casa bianca e più economica!

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 LA RUOTA

La ruota non è un optional ma una necessità. Fai attenzione che sia delle giuste dimensioni, spesso infatti nei negozi ci vengono spacciate per buone ruote troppo piccole che costringono il criceto ad inarcare la schiena andando incontro con il tempo a problemi molto seri.

Per un criceto nano la ruota deve avere un diametro di 14/20 cm, mentre per un dorato è necessaria una ruota dai 20 ai 28 cm.

Le ruote in plastica possono essere molto ma molto (ma veramente molto) rumorose, una soluzione ottimale è comprare questa in legno o questa in plastica, entrambe con base, che possono essere utilizzate anche fuori dalla gabbia.

Fai molta attenzione che la ruota che scegli sia sempre chiusa e mai a raggi aperti, queste ultime infatti sono molto pericolose perché i criceti rischiano di spezzarsi una zampetta tra un raggio e l’altro 🙁

ruota criceti

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CIOTOLE E BEVERINO

Non dimentichiamoci delle ciotole e del beverino! Per quanto riguarda le prime, è sempre meglio metterne a disposizione due, una per il cibo secco e l’altra per il fresco, ovvero la verdura e la frutta (asciutte e non fredde di frigo!). Facciamo sempre attenzione a togliere gli avanzi di verdura e frutta affinché non fermentino nella gabbia causando batteri e cattivi odori.

Il beverino più adatto è quello a goccia, meglio evitare ciotoline con l’acqua che potrebbero bagnare il criceto facendogli correre il rischio di raffreddori, sono animaletti molto delicati!

Ricorda di cambiare spesso l’acqua al tuo piccolino, soprattutto in estate con il caldo!

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 I TUNNEL

I criceti amano nascondersi negli angolini stretti e bui e adorano passare gran parte del loro tempo nei tunnel, che siano quelli in plastica che si trovano in commercio o i rotoli finiti di carta casa (sempre non colorata e non profumata, mi raccomando! 🙂 )

Un modo economico per allestire la gabbia è creare per loro dei piccoli labirinti con i rotoli vuoti della carta igienica e dello scottex, la mia Nuvola per esempio non dorme quasi mai nelle casette che ha a disposizione ma porta tantissima lettiera nei tubi e si costruisce un nido caldo e morbido da fare concorrenza perfino al mio piumone! 🙂

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LA SABBIA PER CINCILLA’
Il criceto non va MAI lavato!

I criceti sono molto delicati e uno sbalzo di temperatura potrebbe essere fatale, va dunque da sé che l’idea di lavarli è pessima… Come già detto prima a proposito dell’alloggio, i criceti si lavano da soli rotolandosi nella sabbietta per cincillà, che non deve mai mancare nella loro gabbia. Qualsiasi altra forma di “lavaggio” è assolutamente da evitare! Un’ottima sabbia da bagno per cincillà è questa, fatta con sepiolite e priva di quarzo, quindi soffice e senza granelli che pungono.

Ricorda: i criceti non puzzano.
Se senti un cattivo odore vuol dire che la gabbia è troppo piccola.

Più lettiera c’è infatti meno odori si sentono. Se la lettiera non è sufficiente vuol dire che non ne hai messa abbastanza oppure che la gabbia non è adatta. Mi raccomando, rispetta le dimensioni minime per la gabbia del tuo criceto! 🙂

(Se non hai mai visto un criceto fare il bagno nella sabbietta, e dunque non sai che scenetta adorabile sia, ti consiglio di guardare questo video 🙂 )

criceti

paw_print2SALUTE: ANCHE IL CRICETO VA DAL VETERINARIO (ESPERTO IN ANIMALI ESOTICI PERO’!)

Anche i nostri cricetini purtroppo si ammalano, e per garantire loro una vita più lunga possibile è bene portarli dal veterinario regolarmente. Attenzione però, il veterinario di fiducia cui ci rivolgiamo per i nostri cani e gatti non sempre è preparato per visitare i piccoli roditori, abbiamo bisogno infatti di rivolgerci ad un veterinario esperto in animali esotici. A questo link è disponibile un database aggiornato dei veterinari per animali esotici su territorio nazionale, prima di adottare un criceto assicurati di poterlo portare da un veterinario adatto a lui!

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E OGNI QUANTO DEVO PORTARCELO?

Sarebbe bene portare il nostro piccolo amico a fare una visita non appena entra far parte della nostra famiglia e tornare poi a controllo almeno ogni sei mesi. Il metabolismo di questi piccini è molto rapido e a volte si ammalano dalla sera alla mattina. Se poi notiamo qualcosa di strano – non mangia, beve troppo, fa la pipì “colorata”, ha chiazze senza pelo ecc… – dobbiamo portarcelo di corsa, perché “domani” potrebbe già essere troppo tardi!

Criceti: alcune cose da sapere sei hai un criceto (o vuoi adottarne uno!)

Pesca, cricetina dorata di Andrea, dal veterinario

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ABITUDINI: IL CRICETO NON AMA STARE IN COPPIA

E’ vero, i criceti sono tenerissimi e vederli vicini è ancora più tenero… ma attenzione! I criceti sono animaletti molto territoriali e non amano condividere la loro casa con altri esemplari per cui quelle che possiamo scambiare per coccole e giochi possono trasformarsi molto presto in aggressioni e liti e, purtroppo, non è per nulla raro che uno dei due ne esca gravemente ferito o morto.

Un altro problema da non sottovalutare è il probabilissimo arrivo di cucciolate che, per quanto adorabili siano i cuccioli, comportano tanto impegno e soprattutto spazio. I piccoli andranno infatti divisi prima di un mese e ognuno dovrà avere la sua gabbia (di dimensioni minime 60x40cm per un criceto nano, 80×50 per un dorato) e un padroncino che sappia occuparsene bene. Non dimentichiamo poi che le cucciolate mettono a rischio la salute della criceta e se tenuti in coppia la poverina morirebbe dopo pochi mesi per i troppi parti. Vogliamo davvero fare questo alla nostra piccola amica?

Inoltre, le associazioni che si prendono cura di questi animaletti sono già piene di piccoli da dare in affidamento, siamo proprio sicuri di volerne mettere al mondo altri?

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IL CRICETO E’ UN ANIMALE NOTTURNO

I criceti sono animali notturni, non meravigliarti quindi se dovessi vedere il tuo piccolino soltanto di sera o… quasi mai! 🙂 Naturalmente ci sono le eccezioni, cricetini che per carattere amano particolarmente star svegli e correre sulla ruota anche di giorno, ma la loro natura è di essere nottambuli 🙂 se ami il tuo criceto rispetterai i suoi orari e non tenterai di svegliarlo quando dorme (lo so, la tentazione di vederlo e interagire con lui è tanta, ma svegliandolo lo spaventeresti tantissimo e rischieresti di fargli perdere la fiducia in te… meglio un criceto felice che uno spaventato e mordace!)

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IL CRICETO NON E’ UN ANIMALE PER BAMBINI

Ebbene sì, il criceto necessita di tante attenzioni e, in modo particolare, di essere maneggiato (il minimo possibile) con delicatezza e dolcezza. E’ un animaletto piccolo che potrebbe sgusciare via dalle mani o mordere se spaventato, un bambino (ma anche un adulto) potrebbe essere colto alla sprovvista da un morso e lasciarlo cadere con il rischio che si ferisca gravemente o muoia per l’impatto.

I criceti inoltre non hanno il senso della distanza/profondità e per questo tendono a lanciarsi nel vuoto, fai quindi moltissima attenzione se lo lasci salire su di te o se si arrampica su superfici alte da terra, sempre meglio giocare con lui seduti sul pavimento ed evitare ogni possibile rischio di caduta.

 criceti

Fiocco di Neve appena sveglio che si guarda intorno

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FACCIAMO AMICIZIA

Anche i criceti hanno il loro carattere, questo vuol dire che ci sono buone possibilità che il nostro amico si faccia coccolare e si diverta a giocare con noi, e altrettanto buone possibilità che ci eviti come la peste e non ci resti altro da fare che guardarlo e sospirare 😀

L’importante è rispettare il carattere del nostro animaletto e non forzare l’interazione. Un modo per farlo sentire al sicuro e far sì che si fidi di te è offrigli qualcosa di buono dalle tue mani (un pinolo, un seme di girasole, ma senza esagerare!) facendo attenzione a non aver odori particolari sulla pelle (cibo o saponi/profumi). Pian piano imparerà a conoscerti e a fidarsi (capirà che non sei un predatore gigante e che non vuoi pappartelo 😀 ) e se sei fortunato diventerete presto grandi amici.

Ti do un consiglio: non interagire con lui all’interno della sua gabbia – i criceti sono territoriali e non amano avere ospiti in casa 🙂 – inizia a fare amicizia con lui fuori dalla gabbia, metti in sicurezza una stanza (o parte di essa), elimina tutti i cavi elettrici e le fonti di pericolo, lascia la gabbia aperta sul pavimento e aspetta che lui esca (non forzarlo ad uscire, rischi di spaventarlo!). Una volta uscito siediti a terra e prova a farlo salire sulla mano, con tempo e pazienza farete amicizia 🙂

criceti

La mia prima cricetina Winter White durante la muta invernale ❤

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SAPEVI CHE I CRICETI POSSONO ANCHE ESSERE ADOTTATI?

I criceti non si trovano soltanto nei negozi di animali, tanti piccoli sono in cerca di casa presso associazioni di volontari che accolgono animali abbandonati o ceduti da famiglie che volevano disfarsene. Se vuoi prenderti cura di uno di questi animaletti e offrirgli una casa sicura e tanto amore puoi contattare l’AAE, Associazione Animali Esotici, scrivendo a nicolo@aaecavie.it, o l’AIC, Associazione Italiana Criceti.

Occuparsi di un animale e garantirgli le cure necessarie perché sia sano e felice è il modo migliore per dare il buon esempio ai tuoi figli e insegnare loro il rispetto per la vita in tutte le sue forme ❤

criceti

 Hai letto tutto il post, non puoi adottare un criceto ma vorresti comunque fare qualcosa per questi piccolini? AAE, Associazione Animali EsoticiAIC, Associazione Italiana Criceti hanno bisogno di te per tenere in stallo criceti in cerca di casa o per fare da staffetta accompagnando un piccino già adottato verso la sua nuova famiglia!

Condividi questo post, aiuterai tanti cricetini e tanti padroni a convivere meglio e stare insieme il più a lungo possibile ❤

Vuoi condividere la tua passione per i criceti anche su Facebook? Questo è il gruppo gestito da Nicolò di AAE!

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Questo NON è un post sponsorizzato, i link che ho inserito nel post sono stati indicati perché alcuni dei prodotti consigliati sono facilmente reperibili a buon prezzo soltanto on line.

Grazie a Viviana e Andrea che mi hanno prestato le foto dei loro piccoli Pepe e Pesca per questo post!

Aggiornamento: Criceti adesso è anche una pagina Facebook e un gruppo, ti unisci a noi? 🙂 

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Fiocco di Neve che gioca con il fieno

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rain and blossoms

Garden Stories: of rain and blossoms

{Garden Stories: of rain and blossoms}

rain and blossoms
Garden Stories

La primavera non si è fatta aspettare, mentre l’anno scorso a giugno sembrava di essere in pieno autunno, da qualche il giorno il caldo ci avvolge come l’abbraccio di un parente affettuoso che non vedevamo da un anno almeno. E per essere una primavera in piena regola si è fatta annunciare da un paio di giorni di pioggia calda e pesante, che ha lavato i petali delle mie margherite africane rendendole lucide e decorandole con perle d’acqua e riflessi del sole. Non credo esista nulla di più bello di un bocciolo lilla tenue ricoperto di perline trasparenti, un po’ abbattuto dal peso delle goccioline, che si rialza con forza il giorno dopo al comparire del primo sole. C’è qualcosa di veramente poetico nel modo in cui le corolle appesantite chinano il capo facendo risplendere la pioggia, aggrappata con forza ai petali delicati che si chiudono come una gonna a balze su una ballerina in una pirouette. La natura è lo spettacolo di magia più puro e innocente che esista.
rain and blossoms

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rain and blossoms

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*All photos taken with a Canon Eos 6D and Canon EF 100mm f 2.8 *

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Tote Bags che passione, se fatte a mano ancora di più!

{Tote Bags che passione, se fatte a mano ancora di più!}

Le tote bags, ovvero le borsine in tela nate per portare la spesa ma usate per tutto e di più, sono la mia passione e questa di FabicUp mi ha proprio conquistata! Ecco perché!
FabricUp

Cosa metto nelle mie tote bags? Le mie passioni, ovvero i libri e le fotografie! ❤

Io ho una vera passione per le tote bags, quelle borsine in tela o cotone nate per essere portate in borsa, ripiegate e pronte all’uso quando si va a fare la spesa e poi diventate nel tempo oggetto di culto e collezione da parte di chi come me le porta praticamente ovunque. Perché le tote bags sono nate con intenti nobili, mica frivolezze! 🙂 Lo scopo originario era infatti quello di utilizzare materiali naturali come la tela o il cotone, meglio ancora se riciclati, e ridurre l’utilizzo di buste in plastica non biodegradabili e fortemente inquinanti. Con il tempo poi il loro uso si è diffuso e sono diventate di moda tra le persone più attente all’ambiente (e al risparmio) e in giro se ne trovano sempre di più carine e originali, come questa qui che vedete nelle foto.

FabricUp

Le mie altre passioni: i gomitoli e i vinili ❤

Questa tote è entrata nella mia vita per caso, grazie a Facebook e all’incontro virtuale con Valeria, che insieme alla mamma Nadia e la sorella Claudia hanno messo su FabricUp, un giovane brand di borse e accessori in cotone nato proprio un anno fa, ad aprile 2014. Valeria stava lanciando la nuova collezione di tote bags e mi ha chiesto se mi andasse di provarla e scrivere una recensione, e, visti i prodotti sul loro sito, potevo mica dire di no? 😀 Così ho accettato e poco dopo mi è arrivata questa borsa fantastica, che, non so se si nota ma è fatta con una stoffa sulla quale sono stampate delle macchine fotografiche d’epoca. Ecco, come non amarla? Direi che è subito diventata una delle mie preferite 🙂

FabricUp

Adesso qualcuno potrebbe storcere il naso e dire che sono solo borsette in cotone sottile, che servono per fare la spesa e niente altro… Forse non hanno mai visto l’uso che ne faccio io 😀

Per me le tote bags sono praticamente indispensabili, le porto con me in borsa quando vado a fare spese, le utilizzo per conservare oggetti delicati che a contatto con la plastica potrebbero rovinarsi, per portare con me i gomitoli e i lavori all’uncinetto che aumentano sempre di più ma soprattutto le uso quando viaggio, come contenitore per la biancheria all’interno della valigia, perché il cotone è molto più igienico della plastica, e le trasformo in prop bags quando vado a fare foto, riempiendole di accessori di ogni sorta per i miei modelli ❤

FabricUp

Questa tote di FabricUp è fatta davvero bene, è sottile il giusto per non essere di ingombro quando la si porta come borsa di scorta e resistente per un uso continuato. E’ anche soffice al tatto, per essere di cotone, ed inutile dirlo le cuciture sono perfette. Nulla a che vedere con certe cose che si trovano in giro ultimamente. Si vede che è fatta con amore, insomma.

E poi, vogliamo parlare della stoffa? 🙂 Mi hanno fatto davvero un bel regalo scegliendo per me questa a tema fotografico, e l’accostamento con il beige della parte superiore è semplicemente perfetto. Che dire, io sono più che soddisfatta. Ora devo solo comprare quel magnifico papillon rosso che hanno sul loro shop e poi potrò essere felice. Già ce lo vedo in un progetto fotografico al quale inizierò a lavorare a breve. Certo che anche quei tablet case non sono niente male… oddio fermatemi che compro tutto!!! 😀

FabricUp

FabricUp

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E non poteva mancare il tulle ❤

Se sei stato conquistata anche tu o ti sei incuriosita ti invito a visitare lo shop di FabricUp, mentre se vuoi restare in contatto con loro ed essere aggiornato sulle nuove collezione questa è la pagina Facebook!
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Rome in Flower

Primavera, fiori e… sconti!

{Primavera, fiori e… sconti!}

sconti

E come dare il benvenuto alla primavera se non con i fiori? Non credo esista altro modo per rendere giustizia alla stagione dei colori, dei profumi delicati e delle serate fresche e dolci, fatte di passeggiate, relax e sogni ad occhi aperti (la mia specialità) 😀

Quest’anno poi festeggio la primavera con uno sconto speciale, tutto dedicato al mio Etsy shop, che ha da poco cambiato nome e da TheFlowerFairyWorkshop è diventato NuvolaPrintShop! ❤

Ebbene, lo sconto del 20% per le stampe del mio shop lo trovate nella newsletter di questa settimana di Vendetta Uncinetta! Non siete iscritti alla newsletter? E che aspettate a farlo? 😀

Io intanto vado ad immergermi in una selezione di stampe superfiorite per un nuovo progetto che partirà la prossima settimana e del quale spero di poter pubblicare presto le immagini!

{Felice Primavera!}

Primavera, fiori e... sconti!

Primavera, fiori e... sconti!

Primavera, fiori e... sconti!

fiori e... sconti!

Primavera, fiori e... sconti!

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*ALL PHOTOS TAKEN WITH A CANON EOS 6D*

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perché scrivo

Perché scrivo?

{Perché scrivo?}

perché scrivo

Qualche giorno fa ho letto diversi post sulla scrittura e le motivazioni per scrivere e naturalmente non ho potuto fare a meno di chiedermi:

Ma io, perché scrivo?

Probabilmente nel mio caso la domanda, visto anche il sottotitolo di questo blog, dovrebbe essere per chi scrivo, dal momento che il termine soliloquio, oltre a rappresentare bene i lunghi e tortuosi discorsi che spesso la mia mente porta avanti indisturbata, si riferisce a discorsi fatti in solitudine, senza contraddittorio né interazione.

Ma la risposta al quesito “Perché scrivo?” è molto meno scontata di quanto sembra, è forse uno degli interrogativi più difficili cui replicare.

Ebbene, “dovresti saperlo” è la prima risposta che la mia mente iperattiva mi suggerisce, essendo lo scrivere un’attività che amo fare, che dico di amare e che rappresenta il mio ideale di impegno quotidiano (leggasi ho sempre immaginato di fare la scrittrice).

Ma il dover sapere perché si fa qualcosa che ci piace non è una risposta né tantomeno una spiegazione concreta.

perché scrivo

Un’altra risposta vagamente pretenziosa che può venire fuori è “perché cos’altro potrei fare?”.

Certo, l’idea della scrittura come necessaria espressione di una viva e prolifica interiorità, nonché segno evidente della capacità di dominare e gestire una prolifera fantasia e, non ultimo, l’insita consapevolezza di possedere la capacità di trasmettere emozioni profonde, è uno scenario lusinghiero per chiunque, ma è un autoritratto ideale troppo altisonante e narcisista per i miei gusti, oltre che molto pericoloso perché porta diritti sulla via del delirio di onnipotenza, celebre strada senza uscita che affaccia sul ridicolo e confina con il nulla. 🙂

perché scrivo

 

Allora ho fatto silenzio tutt’intorno, ho chiuso la porta delle risposte istintive e d’impulso, ho allontanato le fantasiose visioni di me, novella Virginia Woolf in una stanza tutta per me dove scrivere a mio piacimento romanzi perfetti su vite imperfette, ho fatto il vuoto in maniera molto zen e mi sono chiesta:

perché scrivo?

Immediatamente ho rivisto la scena di me piccola, a poco meno di 4 anni, distesa a pancia in giù sulle maioliche a riquadri concentrici grigio scuro e grigio chiaro della casa in cui vivevo all’epoca, intenta a decifrare la scrittura di un libro illustrato come si fa con i giochi enigmistici in cui a numero uguale corrisponde lettera uguale, imparando inconsapevolmente a scrivere (e leggere), ricreando quelle lettere tutte in maiuscolo su un foglio di carta bianco sul quale prendeva forma il mondo.

Forse scrivere è stato il mio gioco solitario di figlia unica, da sempre innamorata di tutto ciò che avesse pagine, non necessariamente con disegni, affascinata da quei segni fitti e ripetuti che riempivano i fogli portando significati misteriosi che non vedevo l’ora di conoscere (la stessa curiosità che mi ha portata poi a studiare lingue orientali, l’attitudine da decodificatore seriale 🙂 ).

 

perché scrivo

Ma scrivere costituisce un magnifico binomio con leggere. La lettura consente di viaggiare nel tempo e nelle anime scoprendo mondi che mai avremmo potuto immaginare se non attraverso un libro. E, più umilmente, non si può imparare a scrivere bene nella propria lingua se non si leggono cose scritte correttamente. Leggere aiuta a dare forma al nostro mondo interiore.

Ed è proprio dal mondo interiore che viene una possibile risposta alla domanda “perché scrivo?”.

E’ una risposta che passa per la fantasia, l’immaginazione e le emozioni. Scrivo perché la mia mente è affollata da immagini, parole, intuizioni frettolose che esigono una frettolosa realizzazione, personaggi che vivono una vita tutta loro nella mia testa e che spesso bussano alla porta della mia attenzione per farsi scrivere e prendere vita sulla carta. A volte vivono per mesi, anni, o settimane, altre volte durano solo qualche minuto, ma la loro esistenza, l’esistenza di altri mondi possibili, mi porta a scrivere, a usare le parole come mezzo per dare vita all’altro.

Nulla di nuovo, dunque. Ce ne sono tanti di pazzi in giro (alcuni anche rinchiusi, ma quello è un altro discorso 🙂 ) con personaggi che vivono una vita indipendente e autonoma nella mente. Ma non tutti scrivono. Alcuni dipingono, altri fotografano. E’ questo il punto, forse.

La scrittura è un mezzo di espressione della propria interiorità. La scrittura è un medium, che non ha necessariamente bisogno di un lettore o un pubblico.

perché scrivo

 

O forse sì? Ha senso scrivere qualcosa che non verrà mai letto? E’ giusto scrivere soltanto per se stessi? Non è forse un modo di confondere la scrittura con lo sfogo di un’interiorità dalle problematiche irrisolte? E chi lo dice che risolvere i propri conflitti interiori attraverso la scrittura sia poi un errore? E poi, si può vivere senza esprimere quello che si ha dentro?

perché scrivo

 

Tornando al quesito iniziale, e guardando alla scrittura non soltanto come una forma d’arte ma come uno strumento lavorativo, mi viene da approfondire la domanda: quando si fa della scrittura il proprio lavoro, perché si scrive? Gli sfoghi personali, le elucubrazioni e le fantasie più svariate non sono certo le motivazioni adatte a descrivere le caratteristiche di un prodotto o un marchio, a meno che non parliamo di psicofarmaci, forse 🙂

Come cambia l’atteggiamento di chi scrive per passione e chi scrive per lavoro?

E’ davvero la passione per le parole che porta a volerle utilizzare ogni giorno, con impegno, costanza, diligenza e sacrificio, fino a farne strumento di sostentamento? E la passione per le parole, resta la stessa una volta che la si è trasformata in lavoro?

Si può davvero dire di essere uno scrittore soltanto quando si scrive per un pubblico?

perché scrivo

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As for the soul… the truth is, one can’t write directly about the soul. Looked at, it vanishes; but look at the ceiling, at Grizzle [the dog], at the cheaper beasts in the Zoo which are exposed to walkers in Regent’s Park, and the soul slips in. It slipped in this afternoon.

Virginia Woolf

10 cose di febbraio

{10 cose di febbraio}

Questo mese di febbraio è stato più impegnativo di quanto mi sarei aspettata e le mie 10 cose più che diventare il vademecum del mese in arrivo sono diventate il resoconto del mese passato… ma  ogni tanto cambiare fa bene, no? E allora ecco le mie 10 cose di febbraio in versione passata, in ordine sparso e scritte un po’ di fretta ma con la curiosità e la voglia di scoprire quali saranno le 10 piccole gocce di felicità di marzo!

10 cose di febbraio

***

❀ ho trovato la marmellata di fragole più buona che ci sia

❀ anemoni e ranuncoli sono di nuovo in fiore, e vedere i negozi di fiori traboccare di questi boccioli dai colori stupendi alleggerisce l’anima

❀ ho finalmente stampato alcune foto di Parigi e vederle in giro per la mia stanza mi riempie il cuore di entusiasmo!

❀ ho finito la mia prima (mini) coperta all’uncinetto!

febbraio

❀ gli Extreme torneranno in concerto in Italia a giugno, per mio sommo gaudio, dal momento che  mi ero persa il concerto dell’anno scorso!

❀ vedere il mio calendario 2015 stampato in versione gigante nella caffetteria di un’amica è una bellissima sensazione ❤

❀ ho inconsapevolmente comprato un gomitolo di lana del secolo scorso

10coselana

❀ ho ricevuto un paio di proposte di collaborazione molto interessanti che spero vadano subito in porto

❀ ho finito un rullino di foto in bianco e nero che non vedo l’ora di stampare

❀ finalmente dopo una pausa troppo lunga riprendono le attività del mio primo blog, 100millimetri, ma di questo ne scriverò moooolto a lungo a marzo!

10cose

Queste le mie 10 piccole cose di febbraio, in attesa di marzo e di nuove pagine da scrivere ❤

10 cose

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Street art in Paris

Street art in Paris

Street Art in Paris

{souvenirs de Paris #1}

street art in paris
Ebbene, dichiaro ufficialmente iniziata la serie di post nostalgico-sentimentali dedicati a Parigi e ai pochi giorni in cui ci sono stata lo scorso dicembre, sigh!

Che Parigi sia una città bellissima non c’è bisogno che sia io a dirlo, ma per una come me, che ama le forme minimaliste ed essenziali, fa eccezione per poche cose fronzolose e si dichiara ufficialmente immune dalla macaronsmania che imperversa da un po’ di anni a questa parte, tornare a casa con questa sensazione di cuor leggero e testa sognante (dicasi nostalgia di Parigi) è un po’ una sorpresa.

Non è stata la mia prima volta in città, anche se forse una gita scolastica in età adolescenziale non può considerarsi un vero viaggio, consapevole e attento, ma visitarla ad una settimana dal Natale, con tutte le lucine deliziose e gli alberelli e le vetrine decorate è un’esperienza da fare assolutamente nella vita, soprattutto se come me amate l’inverno e il Natale.

Ma non ci sono solo le lucine a fare innamorare di Parigi, ogni angolo, ogni casa, ogni tetto sembra attirare l’attenzione e parlare, raccontare una storia, dipingere con pennellate fantastiche nuove vite immaginarie e possibili… forse è per questo che la street art a Parigi è miscelata e integrata alla città in maniera così perfetta. Che sia vernice, carta, colla, colore, la creatività e il genio si esprimono in maniera libera ma ordinata, eccentrica ma allo stesso tempo discreta, rispettosa della bellezza della città con la quale crea un sodalizio unico, un insieme vivace di espressività e stile.

Non si può dire di aver visto Parigi se non si sono ammirati i suoi muri, le sue vernici, i suoi significati alternativi.

street art in paris
Street art in Paris
Street art in Paris
street art in paris
Street art in Paris

Se state programmando una visita a Parigi e volete seguire un itinerario dedicato alla street art qui trovate una mappa dei luoghi e degli artisti da non perdere, con un occhio sempre aperto per nuove e fantastiche scoperte sul muro  dietro l’angolo! 🙂

“Graffiti is one of the few tools you have if you have almost nothing. And even if you don't come up with a picture to cure world poverty you can make someone smile while they're having a piss.” 
Banksy

<continua… stay tuned!>

street art Regala una stampa!
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legge di murphy

La Legge di Murphy applicata ai fotografi*: le foto di gruppo

legge di murphy legge di murphy legge di murphy

La Legge di Murphy applicata ai fotografi

 

{LE FOTO DI GRUPPO}

Legge n. 1 delle foto di gruppo: in quel rarissimo caso in cui tutti i presenti abbiano gli occhi aperti, nella stessa foto, ce ne saranno sempre un paio che guardano in un’altra direzione e uno di questi, naturalmente, è il festeggiato/a.

Legge n. 2. Se il festeggiato è un bambino, arrivati al momento della foto di gruppo, sarà impegnato in una di queste attività:

– piangere come se lo stessero giustiziando;

– urlare a squarciagola con un’espressione di terrore ben stampata in viso;

– dormire seraficamente dopo ore di ninnananne e passeggiate andate a male, ragion per cui la mamma non vorrà svegliarlo, salvo poi chiedervi dopo se c’è una foto in cui il pupo abbia gli occhi aperti e sembri felice e divertito (d’altronde è il festeggiato, eh!);

– tirare i capelli alla mamma/zia/nonna/sorella che lo tiene in braccio, la quale sarà immortalata con una smorfia orribile tra l’infastidito e il feroce (e dopo vi chiederà di photoshopparle un sorriso smagliante con denti bianchi e rossetto impeccabile);

– sputacchiare ovunque con entusiasmo e ipersalivazione degni di un lama nei suoi giorni migliori;

– lanciare confetti/biscotti/bomboniere in direzione del fotografo;

In tutti i casi sopracitati, la madre del festeggiato vi chiederà di far apparire un sorriso gioioso sul volto del bambino, con Photoshop.

Legge n. 3. Se il vostro gruppo è numeroso e state usando un grandangolo, alle estremità ci saranno sicuramente delle donne: grasse, grosse, vestite probabilmente di rosso, che vi chiederanno di photoshopparle e farle apparire magre, sexy e bellissime, ma che non vorranno per nessuna ragione spostarsi al centro (o nascondersi). E voi vi ritroverete un gabibbo sorridente che ammicca soave e felice, nel pieno del suo splendore (e del vostro terrore).

Legge n. 4. Nelle foto di gruppo manca sempre qualcuno. Non importa quante volte si sia richiamata l’attenzione sull’imminente scatto, quante volte sia stato fatto l’appello e in che termini sia stato urlato il nome di tutti i chiamati a far parte del momento da immortalare: qualcuno, e sicuramente un parente stretto/amica del cuore/cognato/zio venuto apposta dall’America, in poche parole un ospite che nonpuòassolutamentemancarenellafoto sarà nascosto da qualche parte, probabilmente in bagno o al bar a bere comodamente il caffè e l’ammazzacaffè, e soltanto dopo che la foto sarà stata scattata per sfinimento e avvenuta telefonata a Chi l’ha visto, si presenterà e sarà molto ma molto offeso per l’esclusione. In questi casi i festeggiati dovrebbero assicurarsi di aver ricevuto il regalo prima delle foto. A voi, naturalmente, verrà chiesto di reinserire il soggetto mancante con Photoshop.

Legge n. 5. Se i partecipanti alla foto di gruppo sono adolescenti le situazioni cui andate incontro sono svariate, potreste infatti ritrovarvi ad immortalare: tentate orge; tentati omicidi; teste improvvisamente dotate di corna; aeroplanini volanti lanciati da chissà dove; droghe leggere o pesanti in base agli eventi; aspiranti fashion blogger in pose da urlo (il vostro); greggi al pascolo. Se invece siete fortunati vi capiterà al massimo il ragazzino fighetto che non potrà fare a meno degli occhiali da sole. Che poi vi chiederà di togliere con Photoshop.

*I fotografi in questione in realtà sono fotoamatori, perché i fotografi professionisti sanno di sicuro come far fronte alle varie e possibili evenienze. E, in ogni caso, se qualcosa può andare storto, lo farà.  😀

legge di murphy

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PIC – Parole ad Ispirazione Casuale – Gennaio

PIC – Parole ad Ispirazione Casuale

{P.I.C. – Parole ad Ispirazione Casuale è un gioco, una caccia creativa alla parola e all’ispirazione.
Vuoi saperne di più? Clicca qui!}

 

10 cose

 {Gennaio}

Il libro da cui prende ispirazione il mio PIC di gennaio è Fiore di neve e il ventaglio segreto di Lisa See (2005). L’edizione che ho io è quella di TEA.

Pag. 95

{Riprendemmo l’ago in mano e ci mettemmo a ricamare. Il giorno dopo la zia ci avrebbe raccontato da capo la stessa storia.}

***

Era così che trascorrevamo le nostre giornate in quella afosa estate dei miei 13 anni. Il lago era infestato dalle zanzare e non ci era consentito fare il bagno e la mattina faceva così caldo che arrivare a piedi fino al paese diventava faticoso anche per un ragazzino. L’unica attività possibile per impegnare il lungo tempo libero era seguire il nonno nei campi all’alba e correre sulle tracce lasciate dall’aratro finché il sole non picchiava troppo forte e la testa girava. Poi c’era il ricamo. Ogni giorno alle tre la figlia maggiore della vicina di casa prendeva il cestino con aghi e cotone e lo portava nella stanza della zia, dove ci sedevamo sui grossi cuscini di tela posati sul pavimento di pietra e ricamavamo per ore, fino al calar del sole, quando una leggera brezza profumata di campanule entrava dalla finestra semichiusa portandoci un po’ di aria del mondo esterno. Avevamo iniziato dopo l’incidente giù al mulino abbandonato, il sindaco e le famiglie dei ragazzi coinvolti avevano deciso che non avremmo mai più dovuto girare da soli per le campagne intorno e per tenermi impegnata la zia decise di insegnarmi a ricamare. Lei passava così le sue giornate da tutta una vita, si sedeva nella stanza delle perle, quella con una corona di rosario a grani grossi, bianchi e lattiginosi come perle giganti che occupava l’intera parete di fianco alla finestra, e ricamava in silenzio fiori selvatici, glicini rampicanti dalle mille sfumature di violetto, mughetti teneri che spuntavano da larghe foglie verde chiaro, mazzetti di pisello odoroso legati da un cordoncino di cotone che sembravano appena raccolti e lasciati al sole dell’estate. Non parlava quasi mai. Se le cadeva qualcosa si alzava con eleganza, con la schiena dritta e la testa alta, e tornava a sedersi in silenzio, con un solenne rispetto per il lavoro inconcluso che stava prendendo vita sul telaio. Ogni pomeriggio alle cinque in punto chiamava la domestica, che con passo lento e ondeggiante le portava la solita caraffa di tè al limone al quale la domenica si aggiungevano i pasticcini alla fragola e crema.

Da quando aveva deciso di insegnarmi i segreti del ricamo iniziò a parlare un po’ di più. All’inizio mi fece sedere accanto a lei, mi fece lavare le mani con una salvietta bagnata di acqua di lavanda, poi mi consegnò un gomitolo di cotone misto a seta da arrotolare, dicendomi di fare molta attenzione affinché i fili non si ingarbugliassero e raccomandandosi di fermarmi se le mani avessero iniziato a sudare. In quel caso avrei dovuto lavarle di nuovo con la salvietta alla lavanda. Arrotolai gomitoli per tre pomeriggi, seduta accanto a lei, nella penombra, al suono silenzioso dell’ago che passava nella trama della stoffa, del venticello che sfiorava le finestre, dei pensieri morbidi che accompagnavano i gesti ripetuti dei fili di cotone intorno al gomitolo. Le mie piccole mani ormai conoscevano alla perfezione la consistenza di tutti i filati, erano diventate padrone ancora inconsapevoli dei loro segreti, conoscevano l’arte della tessitura ancor prima di metterla in pratica.

Il quarto giorno mi fece sedere di fronte a lei, senza gomitolo, e mi disse di osservare il suo lavoro. Aveva iniziato ad insegnarmi l’arte del ricamo, tramandandomi il rispetto per il lavoro manuale e per ciò che prende forma.

Da allora passai tutti i pomeriggi dell’estate dei miei 13 anni a ricamare con la zia, fino al calar del sole.

Dopo un paio di settimane ci fu una novità: la figlia della vicina di casa, che sedeva con noi a ricamare ogni giorno, si fidanzò con il figlio del medico del paese vicino, e iniziò a ricamare il suo corredo da sposa. La zia allora le regalò delle lenzuola di tela grezza, secondo una tradizione le cui origini si perdevano nella storia, che voleva che ogni donna conservasse nel suo baule da sposa delle lenzuola grezze, di materiali poveri, per ricordare che nella vita, e soprattutto nella buona sorte, la semplicità e la misura erano un lusso ancor più della ricchezza, che porta discordia e attira cattivi spiriti.

Chiedemmo alla zia di raccontarci quella leggenda, e da quella volta ce la raccontò ogni giorno, aggiungendo ogni pomeriggio un particolare nuovo, un dettaglio che faceva del racconto qualcosa di diverso ogni volta che veniva raccontato.

Quel pomeriggio restammo ad ascoltare incantate, posando il lavoro sulle gambe e osservando le mani leggere della zia che accompagnavano il racconto con movimenti ripetitivi e delicati. Quando ebbe finito, nella stanza delle perle il silenzio sembrò più denso, come colorato. Qualcosa di nuovo animava le nostre menti di ragazzine, mentre l’afa estiva rendeva il panorama delle campagne giallognolo e indistinto.

Riprendemmo l’ago in mano e ci mettemmo a ricamare. Il giorno dopo la zia ci avrebbe raccontato da capo la stessa storia.

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Il libro da cui ho tratto ispirazione per il PIC di gennaio è Fiore di neve e il ventaglio segreto, di Lisa See, edito da TEA.

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Ci leggiamo il 15 febbraio con il prossimo PIC!

***

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10cose

10 cose – Vademecum di gennaio

10 cose

10 cose

Le mie #10cose di gennaio, per questo primo post, sono una rielaborazione delle 10cose che scrissi tempo fa in altri luoghi, come fil rouge ideale tra un blog e l’altro e come prosecuzione ideale di qualcosa che è stato iniziato e non è ancora terminato.

E poi con il tempo si cambia ed è bello vedere come alcune idee restino sempre le stesse mentre altre le si ritrova all’improvviso diametralmente opposte, quasi fossero state pensate da due persone diverse! Allora ecco qui la mia versione revisited delle 10cose di gennaio, con appuntamento ai prossimi post per vedere come e quante sono state messe in pratica… e se qualcuno volesse condividere le proprie #10cose sappiate che non vedo l’ora di leggere altri Vademecum!  🙂

10 cose

{Vademecum di gennaio}

❀ lenzuola bianche, per scrivere i sogni con l’inchiostro magico che li trasforma in realtà

❀ calzerotti di lana grossa, per tenere i piedi al caldo quando sogniamo di volare

❀ una tazza di infuso ai frutti di bosco, per assicurare le vitamine alla nostra fantasia

❀ un quaderno, una gomma e una matita, per disegnare la nostra strada consentendoci di sbagliare e poi ricominciare, sempre

❀ un po’ di vecchie foto, per ricordarci dei sogni che avevamo, e aggiungerne di nuovi ancora da realizzare

❀ una macchina fotografica, per immortalare nuovi sorrisi e nuove albe

❀ caramelle, perché non si è mai abbastanza dolci

❀ un libro di poesie di un poeta sconosciuto, perché le anime nascoste hanno sempre tanto da insegnare

❀ un sorriso allo specchio appena svegli, perché siamo la cosa più vera che conosciamo

❀ un bacio a chi amiamo, prima di andare a dormire, perché i baci non si contano né si dimenticano

10 cose

10 cose

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neve

Garden Stories 2015 – Neve!

Garden Stories 2015 – Neve!
{Winter Wonderland}

 ❄❄❄

garden stories
Il 2014 ci ha salutati con uno splendido regalo, per quelli come me che vivono al sud, vicino al mare e in una perenne alternanza climatica tra primavera ed estate: la NEVE!

Nella mia città quando si parla di neve si parla inevitabilmente della “nevicata del ’54”, che imbiancò tutto per giorni trasformando le campagne in distese candide, le strade in piste da slittino improvvisato alla meglio e la fontana dei delfini della piazza centrale in un’opera d’arte fatta di ghiaccioli e cristalli trasparenti. Tuttora su Facebook circolano fotografie dell’epoca, un po’ sbiadite e macchiate, in cui la neve prende un colore caldo e le sagome dei passanti hanno forme antiche, di gonne lunghe, scialli e calzoni corti, ma che nonostante il tempo trascorso trasmettono perfettamente la sensazione di gioia infantile e ingenua che la neve porta nei luoghi in cui cade raramente.

E anche questa volta, come per le più brevi nevicate di qualche anno fa, ci siamo trasformati in bambini emozionati, abbiamo messo un maglione in più e siamo usciti sfidando il freddo per scattare centinaia di foto, provare a passeggiare per le vie del centro camminando come paperelle nella speranza di non scivolare e, naturalmente, fare a palle di neve!

La neve è iniziata a cadere di sera, leggera e silenziosa, svolazzando giallognola sotto i lampioni, invisibile negli angoli bui e candida sui primi centimetri di asfalto lentamente imbiancati. All’inizio era solo qualche fiocchetto, piccolo e dispettoso, che danzava davanti alle facce dei passanti infreddoliti che si affrettavano per strada, convinti che sarebbe durata il tempo di un po’ di vento e sarebbe scomparsa alla vista dei primi raggi di sole il mattino dopo. Poi il buio è diventato silenzioso, morbido, e quasi per magia la città si è nascosta sotto uno strato leggero di nevischio, lasciando increduli quelli che ancora erano in giro, col naso all’insù, a guardare quel vortice di fiocchi di neve che saltellavano e ricadevano allegri da un cielo coperto e gelido. La notte lasciava spazio alla neve, regina dell’inverno, che veniva a farci visita all’improvviso. Lentamente il mondo si stava colorando di magia, di notte, mentre le anime sono distratte o addormentate.

Ecco: immaginate una fredda notte di fine anno, al calduccio tra le mura di casa, al riparo sotto il piumone, quasi nel mondo dei sogni. E’ iniziato così.

All’improvviso dalla strada una voce urla “Nevica!” e mi sono precipitata alla finestra, saltando giù dal letto coi piedi freddi sul pavimento nudo, e ho trovato ad aspettarmi uno spettacolo stupendo: la mia città tutta bianca, perfetta, sospesa nel tempo, dipinta dalla natura con la sua mano magica, come un immenso letto di panna e latte, una distesa infinita di nuvole e ovatta. Che incanto!

La vera magia è stata che la neve è durata fino al giorno dopo, si è posata coprendo tutto e regalandoci un risveglio incantato nell’ultimo giorno dell’anno, sospendendo di colpo tutte le attività, interrompendo festeggiamenti e preparativi, portandoci tutti giù, chi alla finestra chi in strada, a divertirci con le cose più piccole e semplici: lasciando impronte di salti e scivolate, scrivendo con le dita congelate cose buffe sulle superfici intatte, fotografando con gli occhi e con la mente il manto candido che ha avvolto tutto come per miracolo. Qui la neve non cade quasi mai, e quando cade, è sempre un piccolo miracolo.

garden stories
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winter wonderland
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Primavera, di Anna J Sergio 2014

Best of 2014 – Un anno di The Art Diary

And now we welcome the new year. Full of things that have never been. 
Rainer Maria Rilke

 Best of 2014

Un anno di ART DIARY riassunto in un post, in attesa delle tantissime novità che faranno di questo blog un vero diario visuale… grazie a chi mi ha letto, a chi mi ha seguito, a chi si è fermato anche solo un attimo su queste pagine sconosciute… che il 2015 sia l’anno della serenità e della gioia per tutti ❤

{TheArtDiary}

Romeo, Siddharta… Giorgio

best of 2014

Garden Stories #1 {Spring2014}

 © anna j sergio 2014

Late Winter Walks

best of 2014

DiscoDays, quando il mondo viaggiava a 45 giri!

best of 2014

Spring Flowers in Rome Streets

best of 2014

Happy Mother’s Day!

best of 2014 the art diary

Homemade Lemon Dish Soap!

detersivo per piatti al limone fai da te best of 2014

{Wild is Magic} Whimsical White Wildflowers

white wildfllowers

St. Peter’s in black & white

st peters square by anna j sergio

Storie di verde e di vento

verde e di vento

I stood tip-toe… in Ravello (and I loved it!)

ravello

Sulla fotografia in bianco e nero (Ricordi di Ravello)

Ravello

An Autumn Wedding

{Marry Me on the Beach at Sunset}

wedding on the beach ©annajsergio2014

Natale per le strade di Parigi

{Christmas in Paris}

best of 2014

Best of 2014

{TheArtDiary}

“We will open the book. Its pages are blank. We are going to put words on them ourselves. The book is called Opportunity and its first chapter is New Year’s Day.”

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Buon 2015 con il Calendario dei Gufetti in free download!

Il Calendario dei Gufetti 2015

{Free Download!}

2015calendartheartdiary

Il 2015 sta per arrivare anche nel mio Etsy Shop e il calendario dei gufetti sembra essere sulla buona strada per diventare il best seller della stagione…  🙂 e dal momento che è tanto che non posto qualcosa da scaricare e stampare (gli ultimi sono stati i segnalibri di primavera!) ecco pronto un calendario gufesco in formato One Year on One Page in regalo da scaricare gratuitamente da qui! 

calendario gufetti 2015

2015 Kawaii OWL Calendar Printable Instant Download by TheFlowerFairyWorkshop

 

Per quanto riguarda lo Shop tra i calendari disponibili  con la formula instant download (12 file in pdf pronti da stampare) oltre ai gufetti ci sono anche gli animaletti kawaii e le paperelle, perfetti per nursery, aule scolastiche e camerette dei bambini, anche quelli un po’ cresciutelli… ehm… 🙂

calendarikawaii2015

Kawaii Printable 2015 Cute Animals Calendar by TheFlowerFairyWorkshop

 

2015 duck calendar

2015 Kawaii Duck Calendar by TheFlowerFairyWorkshop

 

Per chi non ama particolarmente i gufetti e preferisce un calendario già stampato e pronto da esporre da oggi fino al 31 dicembre c’è lo sconto del 10% utilizzando il codice ARTDIARY10 al check out sui calendari “Moustache“, “Moustache pocket size – limited edition“, e “Il caffè è sempre un’ottima idea” che trovate qui 🙂

2015 moustache calendar

2015 Calendar – Mustache by TheFlowerFairyWorkshop

2015 moustache calendar

2015 Calendar Mustache – Pocket Calendar Limited Edition by TheFlowerFairyWorkshop

2015 calendario caffè

Calendario 2015 “Il caffè è sempre un’ottima idea” by TheFlowerFairyWorkshop

Buon 2015!!!

 

calendario dei gufetti

 

 

Happy New Year!

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paris' streets

Christmas in Paris – Natale per le strade Parigi

Natale per le strade di Parigi

{Christmas in Paris}

Parigi è meravigliosa, ma a Natale è a dir poco magica: le stradine, i caffè, gli alberi, le luci, tutto quello che la rende speciale durante l’anno si trasforma e diventa parte di un mondo incantato che ricorda le favole. L’atmosfera natalizia ti avvolge ad ogni passo, che siano le lucine sobrie di una stradina nascosta o lo sbrilluccichìo degli alberi sugli imponenti Champs-Élysées, non si può non sentire nell’aria l’arrivo della festività più bella dell’anno.

Inutile dire che il quartiere che più mi ha incantato è stato Pigalle/Montmartre, e avendo come base rue des Abbesses (se non la conoscete, date un’occhiata a questo video) sono stata circondata da vetrine deliziose decorate con Babbi Natale e rennine sorridenti, alberi di Natale che spuntavano dall’alto delle tende dei negozi, venditori di frutti mare letteralmente all’angolo delle strade, con i loro banconi colmi di ostriche e fettine di limone, e innumerevoli insegne che richiamavano l’attenzione su pentoloni profumati nei quali sobbolliva il vin chaud, dolcissimo e speziato…  un vero inno al Natale bohémien  ❤

La Ville Lumière si è trasformata nella Ville de Noel, e ad ogni passo sembra di entrare in un film romantico… ecco qualche immagine di rue des Abbesses, nel 18° arrondissement, ai prossimi post per una serie di foto dedicate alla Tour Eiffel e ai vari carousel che si trovano per le strade di Parigi 🙂

christmas in paris
christmas in paris
noel a paris
christmas in paris
les 2 moulins at christmas
paris cafe at christmas
les 2 moulins at christmas
christmas windows in paris
paris streets at christmas
christmas windows
noel a rue des abbesses
Christmas in Paris
christmas in montmarte

Le foto di Parigi sono disponibili come stampe nel mio Etsy Shop, clicca qui per portare a casa un po’ del sapore del Natale parigino!

* All photos taken with a Canon EOS 6D

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wedding at susnset

An Autumn Wedding

An Autumn Wedding

{Marry Me on the Beach at Sunset}

autumn wedding at sunset

Se vivi al sud, dove l’autunno arriva che è già inverno e il mare è ancora caldo anche se altrove nevica, un matrimonio ad ottobre può trasformarsi in una splendida giornata tra spiaggia, conchiglie e tramonti rossi da togliere il fiato. Ecco cosa ci ha riservato il matrimonio di A&G: sole abbagliante, profumo di mare e, con il tramonto, un cielo fantastico che si è trasformato in un caleidoscopio di colori regalando al mare tutte le sfumature del celeste, rosa, rosso fino ad un viola così intenso da restare ammutoliti dalla sorpresa.

Questa giornata non sarebbe potuta essere più bella, un vero momento di gioia e pace che ha accompagnato l’inizio di una nuova vita insieme, la nascita di una nuova famiglia e soprattutto il realizzarsi di un grande desiderio. E poi chi l’ha detto che la primavera è la stagione migliore per sposarsi? 😉

If you live in the South, where autumn arrives when it’s already winter and the sea is still warm while everywhere else it’s snowing, a wedding in october can turn into a wonderful day at the beach, among the seashells, under a breathtaking red sunset sky. That’s how A&G’s wedding day has been: sunshine, sea scent and an amazing sky like a kaleidoscope, that turned the sea azure, pink, red and purple. The day couldn’t have been better, a real moment of peace and joy to celebrate the start of a new life together, a new family and, more than anything else, a wish coming true.

Who said weddings must be celebrated in spring? 🙂

An Autumn Wedding An Autumn Wedding  An Autumn Wedding

An Autumn Wedding wedding cake wedding cake topper matrimonio al tramonto sulla spiaggia matrimonio al tramonto sulla spiaggia matrimonio al tramonto sulla spiaggia matrimonio al tramonto sulla spiaggia IMG_1932©annajsergio2014 wedding on the beach IMG_1924©annajsergio2014

wedding in Italy
 How do I love thee? Let me count the ways.
I love thee to the depth and breadth and height
My soul can reach, when feeling out of sight
For the ends of Being an Ideal Grace.
I love thee to the level of every day’s
Most quiet need, by sun and candle-light.
I love thee freely, as men strive for Right;
I love thee purely, as they turn from Praise.
I love thee with the passion put to use
In my old grief’s, and with my childhood’s faith.
I love thee with a love I seemed to lose
With my lost saints,–I love thee with the breath,
Smiles, tears, of all my life!–and, if God choose,
I shall but love thee better after death.
 

Elizabeth Barrett Browning

 

hearts

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Ravello

Sulla fotografia in bianco e nero (Ricordi di Ravello)

{Quanto dura un attimo fotografato in bianco e nero? 

E’ già eterno ancora prima di viverlo.}

amalfi coast

Se la fotografia ha il potere di creare ricordi che nel corso del tempo aumenteranno di valore emotivo e di numero, la fotografia in bianco e nero ha il potere di trasformare in ricordo del passato anche ciò che è vivo e presente, tuttora fruibile e ripetibile. E’ quel sapore di antico e lontano che ha lo sviluppo in scala di grigi, quella capacità di raccontare storie anche dove le storie non esistono ancora, di sussurrare ricordi quasi svaniti e riportare alla mente vecchie canzoni e nenie, di far assaporare di nuovo e all’improvviso odori e sapori quasi dimenticati e di far riemergere memorie di gesti visti e poi scomparsi nelle spire del tempo che passa.

 Dare vita a un ricordo – a volte crearlo dal nulla – è caratteristica insindacabile del bianco e nero, come se la sfrontatezza dei colori li rendesse troppo rumorosi per permettere di ricordare, troppo vivaci per assaporare in pace le memorie e troppo vivi per per rendere immortali i ricordi appena nati.

Il bianco e nero ha la capacità di parlare direttamente al cuore e di condurlo indietro nel tempo fino a luoghi in cui non è mai stato, di farlo ricongiungere con memorie ancestrali, che hanno visto altri volti e altre epoche, di dare vita a ricordi dipinti con pennellate leggere fatte di aneddoti e immaginazione.

Il bianco e nero è una fabbrica di emozioni, con una matrice vecchia quanto il mondo ma infinita e plastica, che si adatta e modella seguendo il flusso dei nostri ricordi.

Il bianco e nero è un incantesimo capace di soggiogare il tempo, di fare storia del futuro e speranza del passato. 

Chi di noi, generazione dai ricordi monocromatici, non ha sognato ad occhi aperti davanti a vecchie foto, immergendosi in un mondo che non aveva colore eppure sembrava così vero e vivo? Chi non ha provato ad immaginare quali emozioni provassero le persone nelle foto, senza fermarsi un solo attimo a chiedersi di che colore fossero quelle gonne vaporose, quei fiori sui davanzali o quelle case sconosciute ?

Il colore, che non sia in fondo solo futile rumore?

Quanto conta distinguere il rosso dal verde in una fotografia dai bordi sfumati di bianco, stampata su un cartoncino semi rigido dal bordino frastagliato, in cui il soggetto guarda la fotocamera con l’espressione solenne e lievemente velata di orgoglio di chi sa che la foto è sigillo di un evento speciale della vita e vuole godersi il suo momento, che diventerà eterno su un prezioso pezzetto di carta stampata, da conservare con cura meticolosa e grande rispetto?

Un’immagine a colori, pur pregna di emozioni e gioia, quanto ci mette ad arrivare alla parte più profonda di noi stessi, senza fermarsi prima a livello razionale, dove sarà analizzata, segmentata e scomposta secondo parametri stabiliti in base alle mode del momento?

E le nuove generazioni, i cui ricordi dei tempi lontani sono affidati a immagini digitali, fatte di colori e fotoritocco e a volte mai toccate e annusate (che meraviglia l’odore acre e pungente delle vecchie fotografie appena stampate!) cosa vedono in una fotografia in bianco e nero? Sono capaci di scoprire l’attimo eterno nascosto in un istante qualunque e reso antico dal silenzio della scala di grigi?

In ultimo, la moda dei filtri vintage è nata come un desiderio latente di attribuire un valore maggiore a qualcosa che sembra averne sempre meno o è solo un’ennesima trovata della società dell’estetica del selfie?

Quanto dura un attimo fotografato in bianco e nero?

 E’ già eterno ancora prima di viverlo.

costiera amalfitana

amalfi coast amalfi coast
amalfi coast
amalfi coast

amalfi coast
amalfi coast

amalfi
angry cat
art
amalfi coast

amalfi coast

Questa era Ravello in bianco e nero, ed è immortale 🙂

 

* All photos taken with a Canon EOS 6D and Canon lens ❤

More black&white? Click here!

La puntata precedente è qui!

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st peters square by anna j sergio

St. Peter’s in black & white

st peters square by anna j sergio

{St. Peter’s Square in black & white}

(in italiano qui)

There are places in the world that are so intense and important that every picture you take there communicates beauty and St. Peter’s Square in Rome certainly is among those. The Basilica looks over the place like a king on the balcony of a royal palace, you can turn around and look everywhere but you always go back looking at it and wondering how big and awe-inspiring it is. The square is always crowded with tourists, some of them with very intense expressions on their faces, as if it was the dream of a lifetime to be there and who knows if they’ll ever be back again.

One of the things I love most in this place is that particular peace, that crowded silence you can enjoy there… you can hear the chatter all around but the square still looks peaceful and majestic.

Here are some pictures in black and white (I love black and white!) from my last Vatican walk, I had a lot of fun shooting from behind the fountains, luckily there was almost no wind that day! 😉

St. Peter's Square in black & white {Piazza San Pietro in bianco e nero}

Ci sono posti talmente importanti e intensi che ogni foto scattata lì ne trasmette tutta la bellezza e Piazza San Pietro a Roma è sicuramente uno di questi posti. La Basilica guarda alla piazza come un sovrano affacciato sul balcone del suo palazzo e puoi passeggiare, spostarti, girarti intorno, ma finirai sempre col ritornare con lo sguardo lì, alla chiesa, ad ammirarne l’imponenza.

La piazza è sempre piena di turisti e molti di loro portano sul viso l’espressione di emozione e meraviglia di chi sta compiendo il viaggio di una vita e non sa se tornerà ancora in futuro. Ma quello che più mi affascina del posto è quella sensazione particolare di pace, di affollato e rispettoso silenzio che si respira nell’aria, come se tutte le persone che si trovano lì non riuscissero a coprire con le loro chiacchiere la serena maestosità del posto.

Ecco qualche foto – rigorosamente in bianco e nero – della mia ultima passeggiata vaticana, questa volta mi sono divertita a immortalare le fontane della piazza, e per fortuna non c’era molto vento! 😉

St. Peter's Square in black & white
St. Peter's Square in black & white
St. Peter's Square in black & white
St. Peter's Square in black & white
St. Peter's Square in black & white

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homemade lemon dish soap

Homemade Lemon Dish Soap!

homemade lemon dish soap

{Make Your Own Homemade Lemon Dish Soap}

{in italiano qui}

If there is something I really dislike in my kitchen is having so many chemical products around and actually having to use them, especially those in contact with food and dishware. I started looking for alternative solutions and came to this awesome recipe for an eco-friendly, chemicals-free homemade lemon dish soap! The result is so good I feel like I have to share with world 😀 so here is the lemontastic recipe!

All you need to make this fabulous soap is:

  • 8 lemons (better if organic, pesticides would make no sense here 🙂 )
  • water
  • 300gr salt
  • 200ml white vinegar, apple vinegar is also ok
  • a knife and a fork
  • a high pot
  • a wooden spoon
  • a blender
  • bottles with a dispenser cap for your new eco (and hands) friendly dish soap (glass bottles would be perfect!)

homemade lemon dish soap

Wash the lemons, make some holes in the surface with the help of a fork and put them in the pot. Cook until they become very soft (you can check by inserting the fork in the lemons just as you do with potatoes :D) and when ready cut them into little pieces.

Remove all the pits and blend to make a creamy mixture. Now put the mix back in the pot, add water, salt and vinegar, mix with the wooden spoon and cook until all ingredients are melted and you have a soft lemon scented cream.

For a jelly-like product filter and blend again (I skipped this step as I love the milkshake-like consistence).

You’re done!

Your perfect, all natural, eco-friendly homemade dish soap is ready to be used!

Let me know if you try it!

homemade lemon dish soap

{Detersivo per i piatti al limone fatto in casa!}

Se c’è una cosa che odio è avere prodotti chimici in cucina, in particolar modo se a contatto con alimenti e stoviglie, e cercando una soluzione alternativa all’iperschiumoso e viscido detersivo per i piatti ho trovato questa ricetta basata su limoni, sale e aceto… e il risultato è stato fantastico! Naturalmente non posso non condividere con il mondo questa mia scoperta… limontastica 😀 ed ecco la ricetta!

Cosa vi serve:

  • 8 limoni, meglio se biologici
  • acqua
  • 300gr di sale fino
  • 200ml di aceto bianco, anche di mele
  • un coltello e una forchetta
  • una pentola alta e capiente
  • un cucchiaio di legno
  • un mixer
  • bottiglie con tappo dosatore, l’ideale sarebbe utilizzarne in vetro!

detersivo per piatti al limone fai da te

Lavate accuratamente i limoni e metteteli a cuocere interi, dopo aver praticato dei piccoli fori sulla buccia con l’aiuto di una forchetta. I limoni devono diventare molto soffici, potete controllarne la consistenza provando a infilare una forchetta, se entra facilmente sono pronti, esattamente come si fa con le patate 😉

Una volta morbidi tagliate i limoni a pezzetti, eliminate tutti i noccioli e passate nel mixer fino ad ottenere una crema soffice che somiglia a un frullato.

Versare il composto nuovamente nella pentola, aggiungere acqua, sale e aceto e far bollire girando con il mestolo di legno fino a che gli ingredienti non saranno ben amalgamati e sentirete nell’aria un leggero profumo di aceto sciolto. Se desiderate una consistenza più gelatinosa filtrate il tutto e passate di nuovo al mixer per pochi minuti (io non l’ho fatto, la consistenza similfrullato mi piace tantissimo!) e il vostro detersivo bioecologico è pronto per essere usato!

Fatemi sapere se lo provate!

homemade lemon dish soap

detersivo per piatti al limone fai da te
detersivo per piatti al limone fai da te
detersivo per piatti al limone fai da te
detersivo per piatti al limone fai da te

Ricetta originale qui.

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